Lunedì, 30 Novembre 2020
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FINE GIUBILEO

Lettera del papa ai sacerdoti in chiusura del Giubileo: assolvete chi ha procurato l'aborto

CITTA' DEL VATICANO. Facoltà ai preti di assolvere quanti hanno procurato aborto e, "fino a nuove disposizioni", di concedere l'assoluzione ai lefebvriani.

E ancora l'istituzione di una Giornata mondiale dei poveri, e di una giornata del perdono, nella IV domenica di quaresima; nuove opere per esprimere la "misericordia come valore sociale"; ogni diocesi scelga una domenica da dedicare a Bibbia e lectio divina.

Sono le decisioni del Papa nella "Misericordia et misera", lettera che conclude il Giubileo.

La facoltà per i sacerdoti di assolvere il peccato di aborto, concessa in forma straordinaria dal Papa per il periodo del Giubileo, diventa ora «per sempre» per volontà dello stesso Francesco.

Scrive il Papa nella lettera apostolica Misericordia et Misera: «Perchè nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d'ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario».

«Vorrei ribadire con tutte le mie forze - aggiunge il Papa - che l'aborto è un grave peccato, perchè pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre».

«Finchè Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia nè pace sociale». La giornata mondiale dei poveri aiuterà cristiani a riflettere sulla povertà «al cuore del Vangelo», e sarà "una genuina forma di nuova evangelizzazione» con la quale rinnovare
il volto della Chiesa".

E ai confessori dice: "Non c'è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da Lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo. Fermarsi soltanto alla legge equivale a vanificare la fede e la misericordia divina".

"Anche nei casi più complessi, dove si è tentati di far prevalere una giustizia che deriva solo dalle norme, si deve credere nella forza che scaturisce dalla grazia divina".

Per il Pontefice , "abbiamo una grande sfida da accogliere, soprattutto nella cultura contemporanea che spesso tende a banalizzare la morte fino a farla diventare una semplice finzione, o a nasconderla. La morte invece va affrontata e preparata come passaggio doloroso e ineludibile ma carico di senso: quello dell'estremo atto di amore verso le persone che ci lasciano e verso Dio a cui si va incontro".

In tutte le religioni, ricorda, "il momento della morte, come quello della nascita, è accompagnato da una presenza religiosa. Noi viviamo l'esperienza delle esequie come preghiera carica di speranza per l'anima del defunto e per dare consolazione a quanti soffrono il distacco dalla persona amata. Sono convinto - sottolinea - che abbiamo bisogno, nell'azione pastorale animata da fede viva, di far toccare con mano quanto i segni liturgici e le nostre preghiere siano espressione della misericordia del Signore".

Bergoglio si sofferma quindi sulla inclusione delle famiglie, anche ferite, nella comunità cristiana e sottolinea che "non possiamo dimenticare che ognuno porta con sé la ricchezza e il peso della propria storia, che lo contraddistingue da ogni altra persona. La nostra vita, con le sue gioie e i suoi dolori, è qualcosa di unico e irripetibile, che scorre sotto lo sguardo misericordioso di Dio.

Ciò richiede, soprattutto da parte del sacerdote, - raccomanda il Papa - un discernimento spirituale attento, profondo e lungimirante perché chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio, partecipare attivamente alla vita della comunità ed essere inserito in quel Popolo di Dio che, instancabilmente, cammina verso la pienezza del regno di Dio, regno di giustizia, di amore, di perdono e di misericordia".

Le opere di misericordia sono anche oggi "verifica della grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale", che "spinge a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone che sono nostri fratelli e sorelle, chiamati con noi a costruire una 'città affidabile'". "E' il momento di dare spazio alla fantasia" per tante e nuove opere". E indica numerosi campi di azione, a cominciare da bimbi sfruttati,e milioni privati di "dignità".

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