Lunedì, 14 Ottobre 2019
L'ANALISI

La nuova scossa più forte delle precedenti, i sismologi: "Non è un'anomalia"

ROMA. È accaduto raramente, ma non per questo è impossibile, che la replica di un terremoto possa avere un'intensità superiore a quella del sisma che l'ha generata. Da quando esiste una rete di sismografi capillare è accaduto nel 1997 nella sequenza sismica di Colfiorito ed è avvenuto ben due volte negli ultimi giorni nella sequenza sismica in corso nell'Italia centrale.

Il 26 ottobre scorso nella zona fra Perugia e Macerata il terremoto di magnitudo 5,9 seguiva di due ore la prima scossa, di magnitudo 5,4. Entrambe erano comunque inferiori rispetto al terremoto di magnitudo 6,0 che il 24 agosto aveva attivato la sequenza sismica. Il terremoto di magnitudo 6,5 registrato oggi è superiore anche a quello di agosto.

Per i sismologi, comunque, tutto questo non può essere considerato un'anomalia perchè «non c'è una norma: sappiamo che in passato sono avvenute cose simili», ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Il fatto che oggi sia avvenuto un terremoto più forte rispetto a quelli registrati a partire dal 24 agosto, ha aggiunto, «indica che il sistema di faglie aveva accumulato abbastanza energia elastica nelle rocce e che la sta rilasciando».

È difficile spiegare come mai una replica possa essere più forte di quella principale, anche perchè mancano i dati storici che  permettano di fare confronti, osserva il sismologo Antonio Piersanti, dell'Ingv. Guardando al passato, per esempio, solo a Colfiorito era accaduto qualcosa di simile. Si sospetta che una scossa più forte della principale sia avvenuta anche nel 1980 in Irpinia. In quel caso, però, i sismografi attivi nella zona erano appena tre, contro le centinaia della rete sismica nazionale attiva oggi, integrata con decine di stazioni mobili ogni volta che c'è un'emergenza. A complicare la situazione, nel caso dell'Irpinia, aveva contribuito il fatto che i terremoti erano avvenuti a distanza di una decina di secondi l'una dall'altro e soltanto le analisi condotte dopo anni hanno permesso di stabilirlo.

In generale, ha osservato Piersanti, il modo in cui può rompersi una faglia «non è determinabile a priori e non ha una tipologia svolgimento che è sempre la stessa. Non c'è da stupirsi de una faglia possa spezzarsi con modalità mai viste prima». La sequenza classica, nella quale le repliche di un terremoto hanno un'intensità e una frequenza che tendono gradualmente a diminuire è ciò che si verifica di solito, ma non è affatto una regola.

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