Sabato, 07 Dicembre 2019
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L'INTERVISTA

Il Papa in Africa, Don Rizzolo: è un segno di Francesco per rispondere al terrore

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PALERMO. «Il Papa ha dimostrato come bisogna vincere la paura e non cadere nella trappola di chi è fomentatore di odio». Don Antonio Rizzolo, direttore del settimanale «Credere», analizza il valore universale della visita di Bergoglio in Africa. Rivista ufficiale del Giubileo, «Credere» nel numero in edicola domani pubblica un' intervista esclusiva a papa Francesco.

Tra pochi giorni si aprirà il Giubileo della Misericordia. Quale significato assume per la cristianità in questo momento storico?
«In un momento in cui il mondo occidentale è in preda alla paura dopo gli attentati terroristici, in cui si stanno alimentando l' odio, la sete di vendetta, la violenza, parlare di misericordia è fondamentale. L' unico modo per risolvere i problemi è quello di rispondere al male con il bene, altrimenti il male continuerà ad auto alimentarsi. Il bene, la misericordia, la riconciliazione rappresentano l' unica via che può portare veramente alla pace».

Il fatto che papa Francesco l' abbia pensato in tempi non sospetti dimostra che vedeva lontano.
«Papa Francesco ha seguito una scia aperta da Paolo VIe da Giovanni Paolo II, ha parlato di misericordia nel suo primo Angelus e nella prima omelia da pontefice. È il suo papato che è nato all'insegna della misericordia».

E decide di aprire la prima porta santa a Bangui, in una periferia del mondo. Perché?
«È una novità assoluta, ma che dice molto di papa Francesco e del suo stile. A noi viene normale pensare in maniera ufficiale e formale, il Giubileo sarà aperto a San Pietro l'8 dicembre. Però c'è stata questa anteprima inaspettata, ma fortemente voluta da papa Francesco, che ha voluto andare in Centrafrica dove tutti lo sconsigliavano di andare. Questo significa che bisogna andare al di là delle formalità perché la misericordia di Dio è più grande; in secondo luogo vuol dire chela porta della misericordia di Dio è spalancata per tutti, in particolare per chi è più debole, per chi è ultimo. Andare in Centrafrica, che rappresenta la situazione di chi è in maggiore difficoltà a causa della guerra, dell'odio e degli interessi economici che ci sono dietro, ha un significato ancora più forte. È partito dalle periferie di cui parla spesso. Oltre alle porte delle cattedrali, infatti, ha chiesto che venissero aperte le porte delle carceri, a Roma ha scelto la porta della carità alla Stazione Termini, nell'ostello della Caritas».

Si diffonde la paura di andare a Roma in questo periodo, proprio per le minacce terroristiche dell' Isis. Sarà un Giubileo diverso dal solito?

«Non penso che la paura riuscirà a prevalere, c'è un desiderio troppo grande di vivere il Giubileo da parte delle persone. Il Papa, però,l'ha messo in evidenza subito, non si vive il Giubileo solo a Roma, ma anche nelle singole diocesi e in tanti luoghi, facendo capire che le porte della misericordia di Dio sono più larghe di quello che noi pensiamo. Sarà un Giubileo classico,ma sarà straordinario proprio perché è straordinario il modo in cui questo Papa ci invita ad accogliere l'amore di Dio e straordinaria è la risposta dei fedeli”.
Papa Francesco non è  una persona che utilizza le parole a caso e, partendo per l' Africa, ha fatto sorridere dicendo che non lo preoccupavano tanto le minacce quanto le zanzare. Quale messaggio ha voluto far passare?
«Da una parte vedo in questa sua battuta, come in altre, un tratto caratteristico di papa Francesco: manifesta la sua sincerità, la sua umanità, il suo parlare in maniera chiara, diretta.
D' altra parte, è proprio una risposta vera, importante, rispetto all'intento che c' è dietro agli attentanti terroristici, ossia il volere indurre la paura. Credo che il Papa abbia dimostrato come la paura si può vincere. Se avesse dato ascolto a quasi tutti in Vatica no, non sarebbe andato in Centrafrica. Invece, ha voluto testardamente e coraggiosamente recarsi lì per portare il suo messaggio di pace, di speranza a queste popolazioni che l' hanno accolto con un entusiasmo che fa commuovere».

Dietro agli scandali in Vaticano e al furto di documenti, quali interessi ci sono? Chi ha davvero paura del Papa?
«Credo che tutta questa vicenda sia molto triste. Al di là di interessi divario genere, c' è chi vuole in diverso modo sfruttare la realtà della Chiesa per se stesso, non guardando veramente al bene delle persone. Non so come andranno a finire le vicende giudiziarie, ma viene molta tristezza.
L' atteggiamento giusto mi pare quello che ha mostrato papa Francesco: è rimasto molto amareggiato, ma continua ad andare avanti per la sua strada, dimostrando che la riforma della Curia romana e le altre riforme devono andare avanti. Il cambiamento della Chiesa è già in atto».

Dal suo osservatorio cosa dice la gente di questo pontificato?
«Il pubblico di Credere è fatto da fedeli che sono affascinati da papa Francesco e che si sentono incoraggiati e fortificati nel proprio impegno quotidiano di vita cristiana dal suo esempio e dalla sua testimonianza.
Credo che anche molti laici siano altrettanto colpiti dalla sua figura e da questo punto di vista la Chiesa ha acquistato nuovo credito. Nonostante siano venuti fuori ancora scandali, dalla vicenda dell' abate di Montecassino a Vatileaks, il Papa viene sempre salvato, perché si vede la verità di ciò che dice e testimonia».

Le ultime scelte episcopali, che riguardano anche la Sicilia con il nuovo arcivescovo di Palermo, quale volto danno alla Chiesa?
«Non è un volto buonista, perché le persone scelte non sono affatto degli sprovveduti, sono uomini culturalmente molto preparati, che però hanno l' odore delle pecore. Si tratta di scelte pastorali: persone che sono preparate, ma con un senso pastorale molto forte. Non è più tempo di diplomazie, ma è tempo di pastori che siano vicini al loro popolo e che diano un volto della Chiesa simile a quello del Buon Pastore, che non trascura nessuno, va incontro ai più deboli e ai più poveri».

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