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Perizia Astori, la Fioretti: "L’idea che la sua morte potesse essere evitata aumenta il dolore"

Fiorentina, Davide Astori, Francesca Fioretti, Sicilia, Calcio
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Francesca Fioretti ha deciso di parlare dopo le notizie che emergerebbero da una delle conclusioni riportate nella perizia disposta dal gup Angelo Antonio Pezzuti per fare luce sulle cause del decesso del compagno Davide Astori. Non venne applicato l’holter dopo le visite mediche a cui era stato sottoposto il calciatore della Fiorentina e della Nazionale, ma neppure quell'esame, che poteva individuare aritmie emerse negli esami, avrebbe garantito l’identificazione della patologia (la cardiomiopatia aritmogena biventricolare) che causò la sua improvvisa morte.

La Fioretti affida ad Instagram le sue riflessioni: "In questi anni ho sempre voluto evitare dichiarazioni pubbliche sulla morte di Davide e sul processo in corso. Ho sempre confidato che l’onestà e la pulizia che Davide ha dimostrato fuori e dentro il campo avrebbero portato a risposte altrettanto oneste e pulite. È ancora così, ho ancora fiducia che accada. Leggo in queste ore notizie che non sarebbero dovute essere divulgate. Resto stupita da questo passo così avventato e dal fatto che venga fornita un’interpretazione parziale e contraddittoria di una perizia medica che rappresenta a ogni modo solo una di quelle di cui dispone la magistratura".

"Il processo in corso  - continua su Instagram - serve ad arrivare a una verità, che non sarà consolatoria in ogni caso: l’idea che la morte di Davide potesse essere evitata aumenta persino il dolore. Ma se esisteva anche la più piccola possibilità che avesse a disposizione un minuto in più, un’ora in più o la sua vita intera, io credo che quella possibilità dovesse essere esplorata, che lui meritasse di averla e che tutto ciò che l’ha ostacolata debba in caso venire alla luce. Per lui e per evitare che succeda di nuovo. Nutrivo molti dubbi sull’essere presente di persona alla prossima udienza, ora sento di dover essere lì, a dimostrare simbolicamente, con forza e senza rancore, che è solo in quell’aula che la verità potrà essere accertata, accettata e condivisa. Il passato e il futuro ci chiedono di essere coraggiosi".

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