Sabato, 06 Giugno 2020
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IL CASO

Il flop dei depuratori, scontro Crocetta-sindaci

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Il presidente della Regione: è denaro gestito dagli enti locali. I Comuni: i soldi non c’erano, penalizzati dai ritardi

PALERMO. I soldi per i depuratori sono rimasti nel cassetto. Renzi sta inviando i commissari per spenderli. E la mossa del premier ha scatenato un altro scontro violentissimo fra Crocetta e i Comuni, già muro contro muro su Finanziaria e precari. Il caso è scoppiato venerdì. Palazzo Chigi ha annunciato il commissariamento per sbloccare l’investimento di poco più di un miliardo stanziato per realizzare impianti di depurazione dell’acqua fognaria. Ma di questo miliardo e 161 milioni, solo 24 milioni è stato investito realmente.

In pratica una decina di opere su 96 previste ha davvero visto la luce. Da qui anche la minaccia di sanzioni dell’Ue. Nel caos mediatico generato dall’uscita pubblica di Renzi, Crocetta ha attribuito le responsabilità ai sindaci: «Si tratta di soldi gestiti dagli Enti locali, non dalla Regione. Anche noi siamo intervenuti più volte, commissariando le amministrazioni inadempienti». Tuttavia i sindaci non ci stanno. L’Anci, l’associazione dei primi cittadini, ritiene invece di essere stata penalizzata dai ritardi di Stato e Regione: «Io stesso - spiega Paolo Amenta, vicepresidente - ho partecipato a varie riunioni l’anno scorso in cui il vecchio dirigente dell’assessorato alle Acque, Marco Lupo, segnalava allo Stato l’impossibilità di procedere alle gare d’appalto perchè le somme non erano ancora disponibili. Dunque di chi chi è la colpa? Cosa potevano fare i sindaci senza soldi?».

I finanziamenti sono stati stanziati dal Cipe. E il loro iter è stato piuttosto articolato. I vecchi dirigenti dell’assessorato all’Acqua e ai Rifiuti ricordano che effettivamente non tutto il miliardo promesso è stato messo a disposizione. Tuttavia i progetti da portare in gara d’appalto scarseggiavano. All’epoca in cui guidava il dipartimento Acqua e Rifiuti, Lupo segnalò i ritardi soprattutto delle amministrazioni etnee: almeno 600 milioni erano infatti destinati a Catania, Acireale, Misterbianco e Aci Castello. E proprio questi sarebbero i progetti più in difficoltà.

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