Martedì, 21 Agosto 2018
SU CANALE 5

Francese, scontro sulla fiction

PALERMO. Non c’è stata una richiesta di bloccare la fiction che ricostruisce la carriera e la morte per mano mafiosa di Mario Francese, il Giornale di Sicilia ha chiesto di rimuovere le immagini e i riferimenti diretti alla testata che prima aveva autorizzato. È su questo che si è consumato lo scontro.

Venerdì il presidente del Giornale di Sicilia, Antonio Ardizzone, ha scritto alla casa di produzione della fiction - la Tao Due di Pietro Valsecchi - e a Mediaset, sottolineando la violazione di accordi che erano alla base dell’autorizzazione precedentemente concessa all’uso del logo e di alcune pagine dell’epoca in cui Mario Francese ha scritto le sue inchieste.

È l’epoca - la fine degli anni Settanta - in cui il cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia fu ucciso dalla Cosa Nostra in cui si affermava la leadership dei Corleonesi. La Tao Due si era impegnata «a non ledere e non danneggiare nell’immagine, nella reputazione, nell’identità personale» il Giornale di Sicilia. E si era impegnata anche a non accostare la testata a «situazioni lesive dell’immagine e della reputazione». Se si fosse verificata questa ipotesi, Ardizzone si riservava di revocare l’autorizzazione all’uso del logo e delle pagine. Ed è quello che è successo. La fiction, rileva il presidente e direttore del Giornale di Sicilia, «fa una ricostruzione grossolanamente falsa, strumentalmente artefatta e platealmente incongruente nella tempistica».

E così dopo la proiezione dell’anteprima, giovedì sera a Palermo, e in vista della messa in onda (ieri sera) su Canale 5, Antonio Ardizzone ha diffidato il produttore «dal diffondere il lungometraggio, se non dopo avere rimosso ogni scena contenente tutte le immagini e i riferimenti diretti e indiretti al Giornale di Sicilia e ai suoi editori». Non c’è stata quindi alcuna volontà di censurare la ricostruzione della vita e della morte di Mario Francese, come rileva anche il Comitato di redazione del Giornale di Sicilia in una nota di ieri: «Ciò che contesta il nostro editore alla produzione della fiction su Mario Francese, e le sue intenzioni di procedere legalmente, sono fatti che riguardano lui soltanto e le sue ragioni. Il Cdr, come organo sindacale del Giornale di Sicilia, tiene a precisare un aspetto della vicenda, trascurato da molti commentatori: non riteniamo che ci sia alcuna volontà di oblìo sulla straordinaria e valorosa figura di Mario Francese, certamente da parte della redazione e nemmeno da parte dell'editore. Altrimenti non avrebbe concesso la liberatoria sull'immagine del Giornale di Sicilia, senza nemmeno leggere la sceneggiatura del telefilm».

L’organismo sindacale interno sottolinea anche un altro aspetto della polemica che si è innescata: «Oggi tutti i giornalisti di questa testata non possono che essere contro ogni forma di censura, ma anche contro le banalità e le generalizzazioni che non aiutano la ricerca della verità». Il produttore Valsecchi ieri ha invece difeso la sua fiction: «Il film racconta la verità. È un film sulla libertà di stampa per cui Francese si è battuto».

Sul caso sono intervenuti anche la Federazione nazionale della stampa e l’Assostampa siciliana: «Siamo certi che i dirigenti di Canale 5 respingeranno la richiesta di censura preventiva consentendo a milioni di italiani di conoscere la storia di un valoroso giornalista del Giornale di Sicilia. Dopo, ciascuno avrà modo di puntualizzare o correggere eventuali errori o imprecisioni». Dello stesso parere l’Unci Sicilia (Unione cronisti): «Chiunque si senta leso da ricostruzioni ritenute imprecise o fuorvianti avrà sicuramente modo di far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune, successivamente alla messa in onda del film».

E pure Articolo 21 di Paolo Borrometi ritiene «inaccettabili i tentativi di censura contro chi cerca di raccontare pagine storiche ma vere». Claudio Fava, sceneggiatore della fiction, difende la messa in onda: «Pretendere il diritto al silenzio, all’oblio, alla reticenza e alla menzogna sulla storia di un loro cronista ammazzato dalla mafia è assai triste». Vero è. Se fosse così. Ma così non è.

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