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RIFORMA DEL LAVORO

Jobs Act, Renzi convoca i sindacati: ipotesi fiducia al Senato

Il presidente del Consiglio apre il tavolo delle trattative, ma sull'articolo 18 la controparte sembra irremovibile.

ROMA. Martedì il premier incontrerà i sindacati, alla vigilia del via al voto sul Jobs act in Senato, su cui incombe la fiducia.   Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dopo aver aperto al confronto con le organizzazioni sindacali nel corso della direzione del Pd, dal palco di Ferrara li "invita" a Palazzo Chigi per martedì: sul tavolo, come da lui stesso specificato, i temi della legge sulla rappresentanza sindacale e dei contratti di secondo livello. Cgil, Cisl e Uil, che già lunedì scorso avevano apprezzato l'intenzione del premier di "riaprire - per usare le sue parole - la Sala Verde" del palazzo del governo, fanno però subito notare di non saperne alcunché. Ma presto, assicurano da Palazzo Chigi, all'invito seguirà "la convocazione ufficiale".

L'incontro, al di là dei temi 'ufficiali', non potrà prescindere dalla riforma del mercato del lavoro e dell'articolo 18, che il premier vuole in porto velocemente. Nel cronoprogramma indicato da Renzi, infatti, il Jobs act deve avere l'ok dall'Aula del Senato la prossima settimana - mercoledì 8 si comincerà a votare, nel giorno del vertice Ue sull'occupazione a Milano, data per la quale Renzi vuole il primo via libera di Palazzo Madama - per essere definitivamente approvato al massimo entro un mese. I tempi e lo spazio per le mediazioni sono stretti: la fiducia appare sempre più come l'unica via d'uscita da un'impasse politica rispetto ad un nuovo intervento o meno sulla delega (un emendamento o un ordine del giorno, per raccogliere il documento approvato dalla direzione del Pd) oppure di restare molto più probabilmente al testo arrivato in Aula.

 "Non è esclusa", dice infatti il consigliere economico di Palazzo Chigi, Yoram Gutgeld, alla domanda se il governo sia pronto a mettere la questione di fiducia sul Jobs act. Ipotesi a cui replicano con un secco 'no' tre dei senatori delle minoranze Pd firmatari degli emendamenti al Jobs act: "Sarebbe la soluzione peggiore sotto ogni punto di vista. Non si recepirebbero i passi in avanti del documento della direzione Pd, seppur parziali e insufficienti, e soprattutto si impedirebbe ai parlamentari di contribuire con gli emendamenti a migliorare la delega", affermano Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti e Cecilia Guerra. I centristi della maggioranza, Ncd in testa, non sono disponibili a passi indietro rispetto al testo della delega e al superamento netto dell'articolo 18. "Sono convinto che le istanze provenienti dalle varie componenti della maggioranza siano facilmente conciliabili in sede di decreto delegato", afferma il senatore di Scelta civica Pietro Ichino.

Se i sindacati continuano a difendere l'articolo 18, Confindustria al contrario ribadisce che è un "simbolo", un "mantra da modificare", (mantenendo il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori): "Il presidente del Consiglio ha molta determinazione in questa direzione. Guardiamo con fiducia al processo in atto", afferma il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi. L'indennizzo fissato per legge "è una rivoluzione copernicana", rilancia Renzi, ribadendo che con il Jobs act "portiamo le aziende a creare lavoro": con le regole attuali "la disoccupazione è percentualmente quasi raddoppiata".

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