Giovedì, 24 Settembre 2020
stampa
Dimensione testo

Salute

Home Video Salute Coronavirus, l'infettivologo Prestileo: "Il rischio viene da fuori ma attenzione ai casi sul lavoro"

Coronavirus, l'infettivologo Prestileo: "Il rischio viene da fuori ma attenzione ai casi sul lavoro"

Il dottor Tullio Prestileo, medico dell’Unità Operativa di Malattie infettive dell’Ospedale Civico Benfratelli di Palermo e presidente regionale di Anlaids - l’Associazione nazionale per la lotta all’Aids -, fa il punto sulla questione coronavirus in Sicilia.

Sono tante infatti le domande che sorgono di fronte al rapido aumento di casi registrato negli ultimi tempi. Da tenere sempre a mente ci sono però due punti fondamentali: nonostante le ipotesi avanzate, non vi è alcuna certezza scientifica circa la natura del virus e il suo presunto depotenziamento, e sarebbe bene continuare ad osservare quelle semplici norme di comportamento, le uniche davvero in grado di proteggere noi stessi e gli altri, che sono indossare la mascherina in luoghi chiusi, mantenere il distanziamento fisico e lavarsi le mani di frequente.

“È sicuro che l’abolizione del lockdown - dichiara infatti il dottor Prestileo - ha determinato un aumento dei contagi. Nella stragrande maggioranza dei casi l'indice delle ultime nuove diagnosi è sempre legato a contatti con persone che vengono dal Nord Italia o dall’Europa”.

Il medico invita inoltre a una riflessione: nonostante circa la metà delle diagnosi fatte in Sicilia nei giorni scorsi riguardino migranti, questi non costituiscono realmente un problema per l’Italia, poiché vengono immediatamente intercettati e posti in isolamento.

È preoccupante invece, dice Prestileo, “che si neghi la pericolosità del lavoro in fabbrica, dove le norme di sicurezza è impossibile attuarle. Nelle fabbriche nel modenese, in Pianura Padana, in Lombardia, le persone stanno le une accanto alle altre senza mascherine, poiché è effettivamente difficile indossarle per tutta la durata del turno di lavoro. Ieri ci sono state circa 384 nuove diagnosi in Italia e sono tante”.

Da attenzionare sarebbe poi la responsabilità che i giovani hanno come possibili ignari veicoli di contagio. “Si sa che il virus nella popolazione giovane è meno capace di creare la malattia, tranne che in situazioni particolari che da un punto di vista genetico trovano alcune risposte - dice Prestileo - però alcuni comportamenti dei ragazzi sono altamente a rischio. Un esempio è andare in discoteca: ballando e respirando affannosamente gli uni vicino agli altri si creano delle occasioni reali di contagio”.

All’aumentare dei casi, però, diversamente dai mesi scorsi, non corrisponde un incremento degli ospedalizzati gravi, fenomeno per il quale, secondo il medico, non vi sarebbe una spiegazione certa. Un’ipotesi è che “la precoce diagnosi ci sta consentendo di assistere le persone in tempi molto rapidi, evitando così il peggioramento e l’evoluzione della malattia”.

© Riproduzione riservata

PERSONE:

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X