Lunedì, 26 Ottobre 2020
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Stefano Bollani ad agosto a Taormina col suo "Napoli Trip"

TAORMINA. "Napoli Trip" il nuovo, straordinario progetto di Stefano Bollani dedicato alla città partenopea, vede la partecipazione di varie anime: Daniele Sepe (sassofono) un grandissimo personaggio napoletano nonché uno dei musicisti

più influenti della sua generazione, che fonde le radici napoletane con il jazz, il funk, le melodie mediterranee, il rock, in una contaminazione continua; Nico Gori clarinetto), un compare di vecchia data e uno dei migliori strumentisti della sua generazione. Questi due fiati saranno supportati da Bollani al piano e al fender rhodes. E con il talentuoso Bernardo Guerra alla batteria per aggiungere nuovi sapori alla ricetta. Bollani sarà tra gli artisti che si esibiranno sul prestigioso palco di Tormina per la rassegna "Sicilia musica estate" venerdì 19 agosto al Teatro Antico, alle 21,30.

Del nuovo disco Bollani dice: «Senza voci umane a parte un mio piccolo intervento, insomma ho finito per registrare un disco su Frank Zappa senza chitarra e uno su Napoli senza cantante napoletano. Il mandolino? Quello c'è, in Reginella. Ma lo suona un brasiliano, Hamilton de Holanda. Sì, forse è stata la paura del cliché. Però sono andato fino in fondo, e un O sole mio ho voluto farlo». Sedici tracce, tra queste: un Pino Daniele, Putesse essere allero, un Carosone, Caravan Petrol «ed è stato lui a traghettarmi da ragazzino verso il jazz» - continua l'artista - un Raffaele Viviani, 'O guappo 'nnammurato». «Tre si chiamano Maschere, Vicoli, Sette: ho sempre pensato che la città si sostenesse su un fondo sotterraneo, esoterico, che
l'ha salvata in tutte le situazioni. Napoli è un luogo che ciascuno crea con i propri pensieri: se cerchi il malamente quello troverai. Vale anche per il romanticismo o per la munnezza».

«Ma il baricentro è nel quartetto con il polistrumentista etno jazz Daniele Sepe, il clarinettista (anche basso) Nico Gori e nel batterista francese Manu Katchè - scrive Marco Mangiarotti per Il Giorno - -Affascinante Stefano al Fender Rhodes, da alunno di Miles, la verticalità del clarinetto basso, l'andamento alla "Jitterburg Walltz" (Dophy version) di un tema firmato da Sepe, "Il valzer del Cocciolone". "Lo choro di Napoli" è un transfert brasiliano in trio, sax tenore, clarinetto e piano. "Il bel ciccillo" un'altra sintesi fra folclore e Novecento per un ensemble di fiati. "Apparentemente" è per Rhodes e batteria, "Putesse essere allero" di Daniele
e "'O sole mio" affidati alle dinamiche soprendenti del suo piano. Ha detto: «Napoli è una città che emana un'energia sotterranea incredibile. Ho cominciato ad amarla con i dischi di Carosone, un personaggio che sapeva fare tutto: teatro, guidare un gruppo, scrivere grandi canzoni ed essere anche una persona seria».

Napoli Trip vanta la partecipazione di vari artisti: da Daniele Sepe, a garanzia della napoletanità più "popolare", al DJ norvegese Jan Bang, che ci svela una Napoli vista con occhi lontani e diversi dai nostri, rivisitandola con un vestito sonoro spiccatamente contemporaneo. L'album combina elementi provenienti da mondi diversi ed è impreziosito dall'apporto di tanti musicisti, alcuni dei quali collaborano con Bollani per la prima volta: da un ensemble tutto partenopeo che rilegge Raffaele Viviani e Nino Taranto all'inedito quartetto composto da Nico Gori (clarinetti e sax), Daniele Sepe (sassofono e flauti) e Manu Katche (batteria) che affronta nuove composizioni di Bollani create per questo progetto. C'è poi una parte più
intima, al piano solo, in cui Bollani rivisita gli amori antichi (Carosone, Pino Daniele) oltre a una canzone di Lorenzo Hengeller dove si accompagna con la sua voce. Napoli Trip chiude con un grande classico, Reginella, impreziosito dal mandolino di Hamilton de Holanda.

© Riproduzione riservata

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