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Russell Crowe, un rabdomante in cerca dei figli - Video

Prima prova da regista per l'attore che si confronta con una commoveinte pagina della Prima Guerra Mondiale

ROMA. Come tanti colleghi di successo, l'attore neozelandese Russell Crowe, star indiscussa del cinema americano (Oscar nel 2001 per Il Gladiatore e Golden Globe nel 2002 per A beautiful mind), decide di sperimentare il mestiere di regista e si cimenta con un episodio importante e controverso della Prima Guerra mondiale (di cui si celebra il centenario): la battaglia di Gallipoli, nella penisola dei Dardanelli, volta a facilitare alle truppe anglo-francesi la conquista di Costantinopoli, che si svolse tra febbraio e marzo del 2015 e si rivelò assai meno facile del previsto. Costò infatti agli alleati 250.000 fra morti e feriti e la perdita di numerose unità navali.

Grande fu il tributo di sangue fra i militi dell'ANZAC (Australian and New Zealand Corps) arruolatisi in quanto sudditi dell'impero britannico. A loro, e in generale ai caduti senza nome di tutte le guerre, Russell Crowe dedica questo suo primo lungometraggio. Ispirandosi al romanzo omonimo di Andrew Anastasios (Ed. Piemme) che firma assieme ad Andrew Knight la sceneggiatura, il film parla del rabdomante australiano Joshua Connor (Russell Crowe) i cui tre figli vanno a combattere in Turchia e non ne fanno ritorno. Vinta dal dolore, la moglie muore in tragiche circostanze e Connor decide di recarsi ad Istanbul per ritrovare i suoi figli, riportarli a casa e seppellirli accanto alla madre. Riesce a penetrare nelle fitte maglie della burocrazia anglo-turca che inizialmente ne ostacola l'iniziativa, e grazie al suo «sesto senso» (che non lo guida solo nella ricerca dell'acqua), trova i resti di due dei figli e vaghe notizie del terzo che è stato fatto prigioniero.

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