Martedì, 18 Febbraio 2020
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Esplosione e morte: 35 anni fa la strage del Rapido 904, l'annuncio di Raffaella Carrà tra le lacrime

Il 23 dicembre 1984 è una delle date più tristi della storia italiana. Si consumava la strage del Rapido 904, passata alla storia come la "strage di Natale", l'ennesimo attentato del Dopoguerra pieno ombre e di cui oggi ricorre il 35esimo anniversario.

Quel giorno, come si può ascoltare e vedere in questo video, Raffaella Carrà aprì visibilmente scossa e in lacrime la puntata di Pronto Raffaella dopo l'attentato: "Avevamo preparato una bellissima festa per i bambini che sono i veri protagonisti del Natale, ecco tutti questi giocattoli... troveremo il modo di darli. Ma oggi non abbiamo voglia di giocare, c'è un silenzio e un profondissimo dolore, tutta l'Italia è rimasta senza parole di fronte a quest'attentato"

COSA ACCADDE. Il treno Napoli-Milano era pieno di famiglie che si spostavano per le festività. Alle 19.08 un ordigno con carica radiocomandata, piazzato nel vagone 9 di seconda classe, esplose, uccidendo 16 persone e ferendone 267. La bomba deflagrava nella galleria ferroviaria di San Benedetto Val di Sambro (Bologna), che si trovava vicino alla stazione di Vernio, in provincia di Prato. Luoghi non distanti da quelli dell'attentato al treno Italicus, il 4 agosto di dieci anni prima.

Lo squarcio nel convoglio provocato dall'esplosione fu impressionante. Il vagone 9 fu devastato. I soccorsi si dimostrarono subito difficili, con il treno fermo dentro al tunnel e i collegamenti radio in tilt.

Nel 1992 divennero definitive le condanne per la strage del "cassiere" di Cosa Nostra Pippo Calò, dei suoi aiutanti Guido Cercola e Franco D'Agostino e del tecnico elettronico tedesco Friedrich Schaudinn. L'ex parlamentare dell'Msi Massimo Abbatangelo, invece, fu condannato soltanto per la detenzione dell'esplosivo, insieme a quattro camorristi.

Il movente fu individuato nella durissima risposta della mafia alle rivelazioni di Tommaso Buscetta e agli oltre trecento mandati di cattura emessi da Giovanni Falcone. Ma solo in anni recenti alcuni pentiti hanno indicato in Totò Riina, che nel 1984 aveva già in pugno Cosa Nostra, il mandante della strage.

Nel 2011 la procura di Napoli chiese il suo arresto, mentre il "capo dei capi" era detenuto nel carcere di Parma, dove poi morì il 17 novembre 2017. L'inchiesta passò poi alla procura di Firenze, che nel gennaio 2013 chiese il rinvio a giudizio per il boss: il processo che ne scaturì portò due anni dopo ad una assoluzione, con la formula del dubbio. Tra rinvii, un giudice sostituito perché prossimo alla pensione e le polemiche dei familiari delle vittime il processo d'appello viene fissato per il 21 dicembre 2017. Troppo tardi, Riina non c'è più, e anche la verità di questa strage rimane incompleta. mafia

© Riproduzione riservata

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