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Mostre: 'Pasolini clandestinus' raccontato da Franco Gulino

(ANSA) - PALERMO, 24 GIU - Nascono ogni tanto degli artisti scandalosi, eccentrici, che riuniscono in sé tutti gli opposti.
    Razionale e irrazionale, cinico e sentimentale, classico e anticlassico, Pierpaolo Pasolini è stato il più grande di questi solitari innovatori del linguaggio e delle immagini nel secondo Novecento italiano. Un corsaro di tutte le "maniere" e di tutte le arti, che filtra "la storia e la consegna al mondo con occhi diversi. Capace come nessuno di raccontare gli ultimi e la decadenza della borghesia". Così lo definisce Franco Accursio Gulino, pittore, poeta e film maker, che a Pasolini ha dedicato una parte importante della sua ricerca, oggi riunita in una mostra dal titolo "Pasolini clandestinus", allestita nelle sale degli ex presidenti e pompeiana del Palazzo reale di Palermo.
    L'incontro fra Gulino e Pasolini è antico. Il pittore rimase folgorato dalla visione dell'episodio de "La ricotta" nel super censurato film "Ro.Go.Pa.G." (dalle iniziali dei registi Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti) del 1963. Da allora la poetica dell'autore di "Una vita violenta", la grande vocazione figurativa dei suoi film sospesi fra neorealismo e manierismo, hanno dato l'input a un percorso che indaga "le ragioni dell'anima e della sua condanna all'interno di una forma primitiva", come scrive Gulino a sottolineare il significato di un linguaggio che si compie nei tanti ritratti di Pasolini realizzati. In essi reinterpreta il volto così scavato e peculiare del ragazzo di vita e del grande poeta, con molte citazioni da quei manieristi che lui tanto amava, proprio per il loro sguardo obliquo che scompaginava la classicità. Sono opere intense, dense di materia pittorica, che rendono appieno la diversità e la fluidità di un uomo che, come nessun'altro, ha saputo rendersi interprete di tempi mutevoli e affannati. Bella anche la Crocifissione con quel rosso intenso, tipico di Pontormo, in cui la figura del Cristo sospeso su una Croce appena accennata richiama la vicenda tragica e cruda del barbone affamato, scritturato per fare la comparsa e morto, per davvero, in croce per indigestione. Le opere, tutte tecniche miste su materiali riciclati, hanno tagli compositivi che enfatizzano il pensiero dell'autore, diventando scrittura segreta, superfici graffiate da una rabbia antica. Ma tutte hanno in Pasolini un compagno di viaggio, anche quando non è presente, perché, come scrive la curatrice della mostra Laura Anello, "Pier Paolo lo accompagna, come un fratello di pensiero. Un fratello maggiore".
    Nato a Sciacca, Gulino attualmente vive fra la sua città natale e Roma. Suo il ciclo di opere dedicato all'isola Ferdinandea, che l'artista legge come "isola pensante", che scompare per non divenire mira di potenti.
    La mostra, organizzata nel centenario di Pasolini dal Servizio biblioteca e archivio storico dell'Ars, è visitabile fino al 27 luglio con apertura il lunedì, venerdì, sabato e domenica. (ANSA).
   

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