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Museo del Novecento a Milano si rinnova con capolavori mai esposti

Capolavori mai esposti, opere che dialogano tra loro in una narrazione inedita dell'arte tra gli anni '20 e '50 del Novecento, l'alleanza con fondazioni e collezionisti privati. Sono questi gli elementi con cui si rinnova il Museo del Novecento di Milano che lo scorso anno ha compiuto i suoi primi dieci anni di attività. In esposizione, nei nuovi percorsi al quarto e quinto piano, ci sono, oltre alle preziose opere del ricco patrimonio civico, anche capolavori provenienti da fondazioni, archivi e collezionisti privati che potranno essere ammirate da tutti a partire dal 2 marzo, giorno di riapertura del museo, se la Lombardia rimarrà in fascia gialla.

Nonostante i divieti imposti per contenere la pandemia, Milano prova a ripartire dalla cultura e il Museo del Novecento ne è l'esempio: "Il lockdown e la chiusura dei musei per noi è stato comunque un momento di grande creatività, di studio - ha spiegato Anna Maria Montaldo, direttrice del museo -, con il desiderio di preparare in silenzio qualcosa che con l'apertura avremmo regalato a tutta la città di Milano. Siamo partiti dall'idea che il museo è un'infinita narrazione dove si possono raccontare moltissime storie, attraverso le collezioni e le opere, quelle esposte, quelle nei depositi o delle fondazioni private". Al quarto piano dalle opere monumentali di Sironi, Martini e Carrà si passa alla pittura di de Chirico, De Pisis, Birolli e Casorati. La rappresentazione dei due scenari artistici degli anni Venti e Trenta in Italia è interrotta da una preziosa monografica dedicata a Giorgio Morandi, indiscusso maestro del Novecento difficilmente ascrivibile a una corrente o gruppo. L'alleanza con le realtà private, come la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, ha permesso di dedicare una sala ad Alberto Burri, le cui opere dialogano con quelle di Lucio Fontana. In esposizione ci sono capolavori come Combustione 14 del 1957, oltre al bozzetto per l'opera Lo strappo del 1952, di proprietà della Fondazione Lucio Fontana e acquistata proprio dall'artista alla Biennale di Venezia dello stesso anno.

Per la prima volta il Museo del Novecento vede la presenza di Arnaldo Pomodoro, uno dei più importanti artisti milanesi, le cui celebri sculture sono esposte nei musei e nelle piazze di tutto il mondo. In esposizione ci sono La colonna del viaggiatore del 1959 e Sfera n.5 del 1965, grazie al comodato quinquennale della Fondazione Arnaldo Pomodoro. Il Museo del Novecento ospita anche con i nuovi percorsi due opere di Emilio Vedova, La lotta del 1949 e Rivolta (Inferno) del 1951. Questi nuovi percorsi "sono la migliore dimostrazione del fatto che i musei sono anche luoghi di ricerca e che la loro missione non è solo quella di tutelare e divulgare l'arte", ha commentato l'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, che poi ha rilanciato l'appello al governo a "programmare con anticipo e in forma non reversibile le attività culturali" nel periodo di pandemia. "Non è possibile infatti che il lavoro che è stato fatto per la riapertura di questo museo oggi possa essere interrotto dalla variazione della fascia di rischio", ha concluso.

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