Martedì, 29 Settembre 2020
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La Pietà Bandini di Michelangelo, tornano alla luce le cromie

FIRENZE - Iniziato nel novembre scorso, è ripreso, dopo l'interruzione causa Covid, il restauro della Pietà di Michelangelo custodita nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, conosciuta anche come Pietà Bandini, una delle tre eseguite dal Buonarroti, non finita dal grande artista che ci si volle ritrarre nei panni di Nicodemo ma che tentò anche di distruggere. E per la prima volta, da lunedì 21 settembre, sarà possibile accedere al cantiere di restauro grazie a speciali visite guidate, per massimo cinque persone alla volta, con i restauratori e gli esperti dell'Opera di Santa Maria del Fiore.

Intanto la prima pulitura della superficie, finita sul retro del gruppo scultoreo e in fase iniziale sul davanti, sta riportando alla luce le cromie frutto di precedenti trattamenti del marmo.

Dal restauro emergono anche dettagli non conosciuti, dai segni di lavorazione realizzati con strumenti diversi alle impronte dei tasselli del calco ottocentesco, alle tracce di interventi precedenti, nascosti, si spiega, sotto uno spesso strato di depositi di polvere misto a cere, accumulatesi e modificatesi in oltre 470 anni di vita dell'opera.Le indagini diagnostiche, tuttora in corso, hanno fornito informazioni ritenute fondamentali per la conoscenza dell'opera e per il suo restauro: non sono presenti patine storiche a eccezione di alcune tracce riscontrate sulla base della scultura, in fase di accertamento. Confermata, invece, la presenza di elevate quantità di gesso, residui del calco eseguito nell'800. Questi risultati hanno portato a procedere prima con delle prove di pulitura e poi a iniziare l'intervento dal retro, usando tamponi di cotone imbevuti di acqua deionizzata, leggermente riscaldata. Per le cere presenti sulla superficie, comprese gocciolature dovute alle colature dei ceri posti sull'altar maggiore della Cattedrale di Firenze dove l'opera è rimasta per 220 anni, impiegato anche il bisturi. Il restauro - commissionato dall'Opera di Santa Maria del Fiore, finanziato da Friends of Florence, e affidato a Paola Rosa sotto la tutela della Soprintendenza - è da considerare il primo eseguito sulla Pietà: le fonti, si spiega dall'Opera del Duomo, non riportano particolari interventi nel passato se non quello eseguito da Tiberio Calcagni entro il 1565, per riparare ai danni inferti dallo stesso Buonarroti quando tentò di distruggere l'opera che aveva scolpito in un enorme blocco di marmo bianco di Carrara tra il 1547 e il 1555 circa, alla soglia degli 80 anni. Nell'arco di oltre 470 anni di vita è presumibile che sia stata sottoposta a più interventi che non risultano però documentati.

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