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Tedeschi, primi a credere nei cru e nei Super Valpolicella

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Sabrina, Riccardo e Antonietta Tedeschi
© ANSA

ROMA - Un'azienda a conduzione familiare, con quattro secoli di storia di viticoltura in Valpolicella, e una scelta di campo: valorizzare i cru dei grandi rossi veronesi. Documenti storici attestano l'attività vitivinicola in loco dal 1630 ma la storia moderna dell'azienda Tedeschi nasce dall'intuizione del padre Lorenzo Tedeschi che aveva un'osteria e nelle vesti di produttore di vino mise nel 1964, per primo nel vocato distretto veneto, un cru, Monte Olmi, in etichetta fino a portare la produzione complessiva, con una decina di etichette, a mezzo milione di bottiglie esportate nell'85% con primo mercato di sbocco il Canada.

Oggi i figli Antonietta, Riccardo e Sabrina Tedeschi, associati alle Famiglie storiche dell'Amarone, perseguono con passione la via della ricerca sperimentale e zonazione in collaborazione con l'Università di Verona e della valorizzazione dei singoli territori.
 A Roma, hanno insieme presentato il Maternigo Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2016, un vino raro. Esce nel 2016, e poi speriamo nel 2021. C'è più frutto fresco rispetto alle uve passite. Nasce dai 4 ettari del vigneto Barila, frutto della più recente acquisizione familiare di una tenuta di 84 ettari di cui 33 quelli vitati e dalla scelta dell'appassimento a bassa temperatura. "Vogliamo dimostrare che l'innovazione tecnologica - ha detto Riccarto Tedeschi - valorizza tutto quello che la natura da' per calici a minore gradazione alcolca. Una ricerca volta anche a trovare soluzioni al cambiamento climatico. Le soluzioni sono ancora da individuare ma noi non stiamo fermi con l'obiettivo di proporre Amaroni più bevibili".

"L'ambizione è quella di qualificarci come la famiglia dei cru della Valpolicella, - ha aggiunto  - poiché in tutti i vini cerchiamo equilibrio ma anche autentica espressione del frutto. Maternigo è una sorta di "Super-Valpolicella", sulla scia dell'esperienza chiantigiana, con grande corpo e grande naso. Al momento è una scelta aziendale ma c'è movimento sul Valpolicella, e progetti lungimiranti di valorizzazione".

La qualità del Maternigo, ha precisato Sabrina Tedeschi, deriva dalla vendemmia con uve spargole, ideali per l'appassimento, con acini piccoli e buccia spessa. E tanto lavoro manuale lungo filari che in totale annoverano 180 Km lineari su colline con calcare poco profondo che danno complessità al prodotto. "C'è tanto sacrificio e lavoro dietro una raccolta a mano di uve in impianti così rarefatti da rendere incredibile - ha commentato Sabrina - vedere sugli scaffali altri brand in vendite sottocosto.
Il vino si fa in vigna e i risultati qualitativi derivano dall'importante collaborazione con l'Università di Verona. In più noi abbiamo sempre creduto nei cru. Ma mentre in Piemonte, per il Barolo, sono territoriali, in Valpolicella sono registrazioni aziendali. Ora la Regione Veneto ha creato un Registro dei cru e il singolo produttore deve dimostrare che le uve appartengono a quel cru attraverso la tracciabilità".

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