Martedì, 03 Agosto 2021
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Consorzio Valpolicella, produzione ridotta e più green la Doc

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Una superficie vitata di 8.398 ettari, con il suo capoluogo di provincia - Verona - che curiosamente detiene la fetta più ampia (1.263 ettari, il 15% del totale) di una vigna basata su varietà autoctone nel 97% dei casi, a partire da Corvina (56%), Rondinella (20%) e Corvinone (16%). La Doc Valpolicella, inquadrata dal suo Consorzio di tutela vini nel primo numero di un dossier che annualmente farà il punto sulla denominazione, dà i numeri e analizza l'evoluzione di un territorio in grado di produrre, lo scorso anno, quasi 65 milioni di bottiglie tra Valpolicella e Ripasso Doc, oltre alle Docg Amarone e Recioto. Presentato oggi in occasione dell'evento digitale "Valpolicella Superiore - A Territory Opportunity", il rapporto ha l'obiettivo di inquadrare caratteristiche e trend di una delle principali denominazioni rosse italiane e prima nel Veneto, con 2.271 viticoltori, 6 cantine sociali, 322 imbottigliatori e un giro d'affari annuo di oltre 600 milioni di euro generato in gran parte (70%) dall'export in 87 Paesi del mondo. "Abbiamo voluto dotarci di uno strumento di monitoraggio della denominazione che affineremo sempre di più nel prossimo futuro - ha detto il presidente del Consorzio di tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini -, convinti che dallo studio dell'ecosistema socioeconomico della denominazione debbano derivare le scelte da percorrere.

Competitività, sostenibilità ambientale ed economica, qualità, sono valori che oggi i Consorzi di tutela hanno il dovere di perseguire per mantenere in equilibrio la filiera". "A tal proposito - ha concluso Marchesini - abbiamo la fortuna di poter contare su un tessuto di imprese lungimiranti e responsabili, sia sul piano della sostenibilità con la crescita della vigna green, che su quella legata al contingentamento della produzione a salvaguardia del valore del prodotto". Le recenti politiche di contenimento della produzione proposte dal Consorzio e condivise dalle imprese hanno contribuito da una parte ad aumentare la qualità media, dall'altra a generare un maggiore equilibrio sui mercati, con un aumento dei prezzi dello sfuso di Amarone dal 6% al 13% nell'ultimo biennio.

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