Giovedì, 18 Agosto 2022
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Un anno dura appena 13 ore sul pianeta TOI-1807b

Al di fuori del Sistema solare esiste un pianeta dove un anno dura solamente 13 ore terrestri: si chiama TOI-1807b e, con un'età di appena 300 milioni di anni, è il più giovane esopianeta con un'orbita ultra breve. Scoperto nel 2020 grazie al telescopio Tess della Nasa, viene ora descritto nei dettagli grazie a nuovi dati ottenuti con lo spettrografo Harps-N installato sul Telescopio Nazionale Galileo (Tng) dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) alle Canarie. L'articolo, in via di pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics, è firmato da un gruppo internazionale guidato da ricercatori dell’Inaf e dell’Università di Padova.

I pianeti con periodo orbitale ultra-breve (Usp) conosciuti finora hanno tutti un’età superiore al miliardo di anni. Pianeti simili, sebbene siano facilmente identificabili grazie al periodo orbitale molto corto, sono al contempo molto rari. L’esopianeta TOI-1807b, in particolare, presenta diversi aspetti degni di interesse, come spiega il primo autore dell'articolo, Domenico Nardiello, assegnista di ricerca presso l’Inaf di Padova. TOI-1807b "è il più giovane pianeta con periodo orbitale ultra-breve (Usp) mai osservato finora, con un'età di appena 300 milioni di anni, e ha una densità simil terrestre. Inoltre, grazie ai dati di Tess e soprattutto grazie ai dati di Harps-N, abbiamo calcolato con estrema precisione sia il raggio del pianeta che la massa”. In questo modo è stato possibile stabilire che la densità del pianeta è rocciosa e quindi di tipo terrestre.

L’obiettivo dei ricercatori era quello di studiare TOI-1807b per derivare la sua massa e capire se avesse o meno un'atmosfera estesa, simile a quella osservata in alcuni pianeti più giovani ma più lontani dalla stella ospite. Analizzando i dati di Tess per studiare i transiti del pianeta e ricavare il raggio del pianeta, i ricercatori hanno scoperto che TOI-1807b ha un nucleo composto dal 25% di ferro e nessuna atmosfera estesa: quest'ultima potrebbe essere stata spazzata via nel giro di 100 milioni di anni tramite fotoevaporazione a causa dell’estrema vicinanza del pianeta con la stella madre, pari a un centesimo di quella che separa la Terra dal Sole.

“Fino a qualche anno fa non potevamo minimamente immaginare che potessero esistere pianeti così vicini alla propria stella ospite”, sottolinea Nardiello. “Oggi, grazie al progredire della tecnologia, non solo siamo in grado di identificarli, bensì anche di conoscere con estrema precisione la loro età, tutte le caratteristiche fisiche, se hanno o meno un'atmosfera e come questa si sia evoluta nel tempo. Ciò favorirà molto la comprensione di come i pianeti (inclusa la Terra) si siano formati e quali condizioni permettano la nascita della vita”.

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