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Da una ricerca Usa dubbi sulla scoperta di acqua liquida su Marte

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Particolare del polo Sud di Marte (fonte: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum),CC BY-SA 3.0 IGO)
© ANSA

E' stata 'un miraggio' la scoperta di acqua liquida sotto il Polo Sud di Marte, nella quale l'Italia ha avuto un ruolo di primo piano: così una ricerca dell'Università del Texas a Austin definisce il mare di acqua liquida scoperto nel 2018 sotto il polo Sud marziano grazie ai dati della sonda europea Mars Express, e subito si accende il dibattito.

Pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, la ricerca americana rileva che il mare non è che una distesa di pianure vulcaniche che si trovano sotto la superficie del pianeta rosso. "E' nella natura stessa della scienza che in ogni scoperta ci sia un dibattito e si cerchino elementi per confutare le tesi degli altri, ma farlo con affermazioni così nette, pretendendo di definire la 'verità', è a dir poco antipatico", ha commentato all'ANSA Enrico Flamini, presidente della Scuola Internazionale di Ricerche per le Scienze Planetarie (Irsps) presso l'Università di Chieti-Pescara e fra gli autori della ricerca pubblicata poco più di tre anni fa sulla rivista Science, quando era responsabile scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) ."Un tentativo di rivincita ben poco scientifico", ha aggiunto.

Tutto era iniziato nel 2018, quando il gruppo tutto italiano guidato da Roberto Orosei, dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), pubblicava su Science la scoperta di un bacino di acqua liquida e salmastra nel sottosuolo, in corrispondenza del polo Sud di Marte. Una scoperta storica, arrivata grazie alle osservazioni fatte con la sonda Mars Express dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), che aveva suscitato subito clamore. Fin dai mesi successivialcuni studi avevano cercato dia metterla in dubbio ma finora senza riuscirvi. Ultimo in ordine di tempo è quello pubblicato dall'università del Texas, secondo cui il bacino d'acqua rilevato nelle immagini radar si Mars Express sarebbe in realtà il riflesso di superfici laviche generate da antiche eruzioni.

E' stato solo un 'miraggio', scrive il comunicato stampa che annuncia il lavoro firmato dal planetologo Cyril Grima e che ricorda anche un altro recente studio in cui si proponeva invece l'argilla come fonte di 'abbaglio' della scoperta italiana. Per Flamini "sono tutte osservazioni interessanti, ma molte di queste erano già state prese in considerazione nel nostro lavoro". E sulla presenza di lava sotterranea, aggiunge: "in tuttol' emisfero Sud marziano non ci sono tracce di strutture laviche, è difficile quindi ipotizzare che se ne trovi solo una e così vasta". Per Flamini "è importante che nella scienza ci sia un dibattito aperto e onesto, ed è un peccato quando alcuni lavori vengono proposti con toni così assertori. Non è un dibattito: sembra piuttosto essere una rivincita".

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