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Salute: nel 2023-28 investiti in ricerca 1.600 mld nel mondo

Medicina personalizzata, prevenzione, terapie avanzate, telemedicina, combinazioni tra farmaci e tecnologie digitali. Gli investimenti su ricerca e innovazione in salute programmati tra il 2021 e il 2026, nel mondo, sono stati pari a 1.300 miliardi di euro e tra il 2023 e il 2028 le stime parlano di ben 1.600 miliardi investiti. A fare il punto sulla ricerca come volano per lo sviluppo economico è stato l'Inventing for Life Health Summit, evento organizzato da MSD Italia, che ha messo a confronto le prospettive di pazienti, sanità pubblica e industria. Le cosiddette Scienze della Vita vivono una fase di trasformazione profonda. "L'industria - ha sottolineato Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria - investirà in Ricerca e Sviluppo a livello globale 1.600 miliardi dal 2023 al 2028, con lo sviluppo in corso di 18.000 farmaci. La partnership pubblico-privato è la soluzione per governare queste trasformazioni, con competenze e regole in grado di gestire la sanità non più come un costo ma come un investimento. Per questo, il modello di dialogo che ci ha consentito di uscire dalla pandemia deve diventare strutturale". La pandemia Covid, ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), "ha mostrato che il binomio economia e salute sono strettamente correlati. Questo significa garantire la possibilità di fare ricerca, anche di base, e implementare la produzione di beni, come farmaci e servizi innovativi. Ma significa anche rendere questi ultimi disponibili per i cittadini, una volta validati dalle agenzie regolatorie". Infine, ha aggiunto "va però anche reso tutto questo sostenibile, ovvero va creata una filiera che, nel dare risposte di salute, genera anche ricchezza per la comunità nazionale". Secondo Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), "i progressi raggiunti nel campo della medicina rigenerativa, della neuroimmunologia, della robotica e dell'intelligenza artificiale sono rivoluzionari" ma "è necessario muoversi nell'ottica di un sistema equilibrato tra sanità, ricerca traslazionale e di base, soggetti pubblici e privati, innovazione e assistenza. Senza dimenticare - ha concluso - che al centro del progresso medico deve esserci sempre la persona".

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