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In Italia 1,5 mln con psoriasi. Il 29 giornata mondiale

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In Italia 1,5 mln con Psoriasi. Il 29 giornata mondiale
© ANSA

La psoriasi colpisce, solo in Italia, circa 1.500.000 di persone, mentre in Europa registra circa 14 milioni di casi e 125 milioni nel mondo. In avvicinamento alla giornata mondiale, il prossimo 29 ottobre, Apiafco (Associazione Psoriasici Italiani Amici Fondazione Corazza) mette a disposizione dei pazienti un supporto medico consulenziale telefonico rispetto a varie problematiche come richieste sulla terapia in corso, valutazione degli esami, dubbi in merito ad eventi avversi a cui si è andati incontro e si terrà un evento online con i soci dell'associazione e trasmesso in diretta Facebook, per fare il punto sulle iniziative messe in campo nel corso del 2021 nonché su quelle in itinere e per il prossimo futuro, dal rinnovato pressing sulle istituzioni per l'inserimento della patologia nel Piano nazionale delle cronicità, all'impegno nello sviluppo della medicina digitale.

    Lo rende noto Alfasigma in un comunicato congiunto con Apiafco. L'azienda ha avviato anche una propria iniziativa di sensibilizzazione informativa attraverso i canali social corporate.
    "L'infiammazione della pelle è soltanto la manifestazione esterna - spiega Valeria Corazza, Presidente Apiafco - la persona psoriasica spesso ha problemi cardiocircolatori, molto spesso reumatologici. Altre co-morbidità che hanno un impatto significativo sono la sindrome metabolica, l'obesità e in moltissimi casi la depressione. Ecco perché la definisco la malattia dei forti, data la sofferenza fisica psicologia e sociale che provoca".

    Da uno studio condotto dal Censis su di un campione di 300 pazienti è emerso che il 70% di questi passa da uno specialista ad un altro per ottenere una diagnosi corretta ed il 50% si rivolge in media a 4 diversi specialisti o centri prima di individuare il medico referente cui affidarsi per le cure.
    "Autodiagnosi, diagnosi sbagliate, cure iniziali non efficaci e prolungate nel tempo. Presa in carico ritardata dello specialista di un paziente sfiduciato, diffidente, critico e poco collaborativo. Sono gli ingredienti di una situazione grave", aggiunge Corazza. 
   

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