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Pochi prodotti arricchiti ferro, alternativa latte crescita

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Il professor Alberto Villani
© ANSA

ROMA - "Per il ferro ci troviamo in una difficoltà di copertura dei fabbisogni che è legata sopratutto all'assenza sul mercato di prodotti di uso comune che siano arricchiti proprio con questo nutriente. Praticamente non ce ne sono. Al di la' di una manciata di prodotti, per altro spesso non indicati per il bambino in questa fase di età o non totalmente adeguati, per esempio per l'eccesso di zuccheri aggiunti". A evidenziarlo il professor Andrea Vania, dipartimento di pediatria e neuropsichiatria infantile dell'Universita' La Sapienza di Roma, alla tavola rotonda "Alimentazione nei primi 1000 giorni di vita" al congresso Sip, società italiana di pediatria, a Napoli. Il latte vaccino non è secondo gli esperti un'opzione nutrizionale valida nei primi anni di vita. "Soprattutto dopo i sei mesi molti bambini vengono nutriti con il latte vaccino. Questo è sconsigliato nel primo anno di vita" spiega Alberto Villani, presidente della Sip, Società italiana di pediatria. "Il problema del latte vaccino rispetto al ferro e' duplice - aggiunge Vania - c'è una scarsità di contenuto di ferro nel latte vaccino in se' e l'utilizzo di elevate quantità di latte vaccino può comportare delle micro emorragie intestinali. Il che significa che all'assenza di adeguata copertura del fabbisogno si aggiunge anche qualche perdita".

"E' una parte del problema che non potrebbe essere di per se' risolta con latte vaccino tal quale anche se fortificato - evidenzia - il problema è che il latte vaccino ha un eccesso di proteine e contiene troppi grassi saturi. Nell'insieme la sua composizione nutrizionale non va benissimo". "L'alternativa - prosegue - è quella di utilizzare altri prodotti che contengano questi nutrienti per i bambini nella prima infanzia: in Italia sostanzialmente l'unica vera possibilità di utilizzo che abbiamo a portata di mano e' quello delle formule cosiddette di crescita contro le quali si e' abbastanza di recente espressa anche l'Efsa, l'Autorità per la sicurezza alimentare in Europa, considerandole non sempre necessarie se la dieta con altri alimenti risultasse bilanciata e corrispondente ai fabbisogni.
"Se dovessi aumentare la quota di carne per esempio durante la giornata per coprire il fabbisogno di ferro - prosegue - dovrei darne a un bambino di un anno un etto al giorno. Questo e' impensabile. Le quote di proteine animali dovrebbero essere molto più basse: parliamo del corrispondente di un 15 massimo 20 grammi di carne per un bimbo tra uno e due anni di vita, con cui non si può fornire il contenuto di ferro necessario. Ecco perché il latte di crescita può aiutare, sentito sempre il parere del pediatra e come parte di un'alimentazione dei più piccoli varia ed equilibrata".

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