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Metano, i distributori minacciano lo sciopero tra il 4 e il 6 maggio

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Se il governo non produrrà misure che abbassino il prezzo del metano per auto sarà sciopero.
Assogasmetano, Assopetroli-Assoenergia e Federmetano lanciano un ultimatum all'esecutivo indicando il 4-5 e 6 maggio come possibili date dell'agitazione. Le associazioni, che rappresentano i proprietari dei distributori di gas naturale per autotrazione, denunciano come il settore sia stato escluso dalle misure messe finora in campo contro il caro energia, chiedendo che prima di tutto si proceda a una riduzione dell'Iva dal 22% al 5%, già accordata per gli usi civili e industriali.
Oltre a questo i distributori chiedono l'estensione del credito d'imposta per gli autotrasportatori anche al gas naturale per autotrazione. "Nel caso in cui - avvertono - nel prossimo provvedimento utile dovessero essere nuovamente ignorate le istanze presentate, il settore andrà in sciopero".
Una mobilitazione che arriva nel momento in cui il dossier del gas resta in cima all'agenda europea. Non c'è accordo per ora, tra i 27 Paesi dell'Ue, sull'introduzione di un tetto al prezzo.
Tuttavia su un altro punto si registrano passi in avanti. Si è riunita infatti, per la prima volta, la piattaforma europea per gli acquisti comuni di gas, Gnl e idrogeno, creata dalla Commissione Ue per l'approvvigionamento energetico dell'Unione a prezzi accessibili nell'attuale contesto geopolitico.
Misure rese particolarmente urgenti dalle ripercussioni che l'impennata del costo dell'energia, accompagnata dall'inflazione, sta avendo su molti settori della nostra economia. Diminuiscono infatti, secondo i dati Istat, le vendite dei beni alimentari, con una flessione in volume del -1,9% su base annua. Fisiologica reazione delle famiglie, secondo le associazioni dei consumatori, al caro prezzi, con gli aumenti record delle quotazioni per i prodotti energetici e le materie prime che si riflettono sui costi di produzione del cibo, ma anche su quelli di confezionamento.
In questo contesto si mobilitano, quindi, anche i distributori di metano, che evidenziano come la propria filiera conti in Italia "circa 20.000 addetti, oltre 1.500 punti vendita, 1.100.000 famiglie a basso-medio reddito, autotrasportatori e aziende di trasporto pubblico locale che hanno scelto il metano per la loro mobilità, oltre che un 30% di biometano già distribuito in rete per uso autotrazione".
A rischio, secondo le associazioni, c'è anche il perseguimento degli obiettivi che il settore si è dato: l'aumento del parco circolante a metano; un ulteriore sviluppo della rete di stazioni di rifornimento; la diffusione del self-service e il potenziamento delle infrastrutture per il metano liquefatto nell'Italia meridionale.
Una situazione giudicata "ormai insostenibile per operatori e utenti" dal presidente di Federmetano, Dante Natali, che osserva anche come "la sequenza di decreti messi in campo per fronteggiare l'aumento dei prezzi dell'energia finora ci ha visti esclusi". Per il presidente di Assopetroli-Assoenergia, Andrea Rossetti, "la distribuzione del metano per autotrazione rischia il default", per questo "chiediamo al governo un intervento urgentissimo di protezione come fatto contro il caro benzina". "La strategia energetica del nostro Paese non può prescindere dall'uso del metano, sia in fase liquida che gassosa, il quale oltretutto rappresenta un ponte strategico verso la produzione e l'uso massiccio del biometano, una delle fonti rinnovabili di cui l'Italia ha estremo bisogno", fa invece osservare il presidente di Assogasmetano, Flavio Merigo.

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