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Brexit: Merkel, momento amaro, giorni cruciali

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Brexit: Merkel, momento amaro, giorni cruciali
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BRUXELLES - "Finché le trattative" sulla Brexit "sono in corso rimango ottimista, ma ovviamente non posso dirvi che c'è stata una svolta, i prossimi giorni saranno una fase cruciale". Così la cancelliera tedesca Angela Merkel al termine del Consiglio europeo straordinario. "Devo ammettere che questo è un momento molto amaro" nei negoziati con il Regno Unito, ha detto Merkel, aggiungendo che "molto sarà determinato da ciò che la Gran Bretagna vuole e da ciò che la Gran Bretagna non vuole. Spetta alla Gran Bretagna decidere liberamente". 

Spetterà al primo ministro britannico Boris Johnson e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen tentare di rilanciare la partita negoziale fra Londra e Bruxelles sulle relazioni future, alla problematica ricerca d'un accordo di libero scambio in extremis. I due avranno una conversazione, il primo colloquio diretto da giugno, sabato pomeriggio. Dopo la conclusione oggi della tornata in corso a Bruxelles delle trattative 'tecniche' fra i team guidati dai capi negoziatori David Frost e Michel Barnier.

L'obiettivo è di "fare il punto" e provare a delineare "i prossimi passi" per tentare di arrivare a una svolta dopo mesi di stallo su alcuni punti cruciali: la pesca, gli aiuti di Stato e soprattutto l'allineamento normativo (level playing field) preteso dall'Ue contro ipotetici rischi di concorrenza sleale, ma respinto dal governo Tory come un meccanismo incompatibile con la ritrovata sovranità del Regno ed estraneo a ogni altro trattato di libero scambio internazionale. Sul negoziato pesa anche la polemica sulla legge nazionale (Internal Market Bill) messa in cantiere da Boris Johnson per riservare al Regno Unito il diritto di violare parte delle intese di divorzio già firmate con Bruxelles (in particolare sullo status doganale dell'Irlanda del Nord) in caso di no deal commerciale. Una mossa che minaccia di aggirare il diritto internazionale e contro cui l'Ue ha formalizzato ieri un'azione legale pur senza interrompere i colloqui Barnier-Frost. Colloqui una cui conclusione positiva - vista con minore pessimismo negli ultimissimi giorni a Londra, ma "non ancora a portata di mano" secondo fonti europee citate dal Guardian - potrebbe del resto tagliare la testa al toro: consentendo al gabinetto britannico d'accantonare i punti controversi dell'Internal Market Bill prima dei processi di ratifica.

Con il Regno Unito "vogliamo un accordo, perché crediamo che sia meglio averlo come vicini: soprattutto in questi tempi segnati dal cororavirus è meglio avere un accordo, ma non ad ogni prezzo", ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla fine del Consiglio europeo a Bruxelles rispondendo alle domande dei giornalisti. Von der Leyen ha poi detto che domani avrà una videoconferenza con il premier britannico Boris Johnson e ha ricordato che l'Ue ha lanciato il processo per la procedura di infrazione nei confronti di Londra. Von der Leyen ha chiesto di "intensificare i negoziati" con il Regno Unito "perché vale la pena lavorare duro proprio su questo".

"Le linee" di un possible accordo post Brexit di libero scambio fra Ue e Regno Unito "sono in vista", ma il tempo stringe e senza una maggior "flessibilità" di Bruxelles sui dossier su cui vi sono "divergenze ormai familiari" non sarà possibile chiudere l'intesa entro il Consiglio europeo del 15 ottobre, ha detto lord David Frost, capo negoziatore del governo britannico di BorisJohnson, in una dichiarazione diffusa al termine dell'ennesima tornata di colloqui con il team europeo guidato da Michel Barnier, conclusasi oggi a Bruxelles senza svolte. Frost nel suo comunicato si definisce "preoccupato" per "il poco tempo" rimasto a disposizione e per "i progressi limitati" fatti sui punti cruciali di frizione: i meccanismi per garantire una concorrenza leale, gli aiuti di Stato e in particolare "la pesca, rispetto al quale - ha affermato - il gap fra noi resta sfortunatamente ancora molto grande e senza un maggiore realismo e flessibilità da parte dell'Ue rischia di essere impossibile da colmare".

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