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Patto tra Pd e M5s all'Ars sui grandi elettori per il presidente della Repubblica, ecco i nomi

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L'ultima notizia è che Pd e grillini avrebbero trovato l'intesa su un nome comune da votare domani al momento di scegliere i tre rappresentanti della Sicilia alla elezione del nuovo Presidente della Repubblica. L'opposizione all'Ars punterà sul capogruppo dei 5 Stelle, Nuccio Di Paola. Condizionale d'obbligo perché la partita è molto complessa e determinerà equilibri cruciali fra e dentro i partiti in vista delle Regionali del novembre prossimo.

La scelta di Di Paola fa cadere nel vuoto l'appello dell'Anci a scegliere un sindaco. E anche quello di Claudio Fava a puntare su una donna. Viene meno quindi la candidatura del primo cittadino di Termini Imerese, Maria Terranova. Anche perché l'Ars ha verificato che non può essere scelto un non deputato.

E tuttavia Di Paola deve vincere anche le resistenze interne perché i grillini mostrano qualche spaccatura. Di Paola è vicinissimo all'ex leader, oggi sottosegretario ai Trasporti, Giancarlo Cancelleri. E se la sua investitura a grande elettore fallisse anche la leadership di quest'area nella galassia grillina potrebbe essere scalfita. Il nome che circola in alternativa è quello della deputata etnea Giannina Ciancio. Ma se i grillini si spaccassero in modo plateale potrebbe pure prevalere un nome del Pd, che invece per ora ufficialmente fa sapere di voler sostenere i 5 Stelle "a patto che ci indichino un nome su cui convergere in modo unitario".

L’opposizione può contare sulla carta su 7 voti del Pd, 15 dei 5 Stelle più Claudio Fava e Valentina Palmeri. E per essere certa di eleggere un proprio uomo dovrebbe votare in modo secco il candidato unitario rinunciando alla doppia preferenza prevista per questo genere di votazioni.
Anche nel centrodestra il voto mette in discussione equilibri delicatissimi. Per prassi i due candidati dell’area della maggioranza sono il presidente della Regione e quello dell’Ars: Musumeci e Micciché. E, anche se nessuno lo conferma tutti sanno che pezzi del centrodestra ostili a Musumeci proporranno all’opposizione di dare una mano a Micciché in modo da far arrivare il governatore secondo e staccato di parecchio. Fare arrivare a Musumeci meno voti di quanti potrebbe disporre sulla carta sarebbe un modo per evidenziare che non è il leader della coalizione, indebolendone la ricandidatura.

È una opzione di cui informalmente hanno già discusso nel Pd e in casa 5 Stelle, arrivando per ora a una decisione comune: non partecipare alla resa dei conti nel centrodestra e votare un solo nome, il loro naturale candidato, per distinguere le loro schede da quelle con due nomi che arriveranno dal centrodestra. Ma le trattative su questa votazione andranno avanti fino all'ultimo minuto utile. E verranno precedute dal voto sull'esercizio provvisorio, che autorizza la Regione a spendere per 4 mesi anche senza il bilancio 2022. Ieri il voto su questa norma è stato rinviato a stamani. Nel pomeriggio, dalle 16, si passa ai grandi elettori.

Infine, per l’assenza in aula dell’assessore all’Economia Gaetano Armao (fuori città) e del presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona, l’Ars oggi ha rinviato l’esame del disegno di legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio. Il presidente dell’Assemblea, Gianfranco Miccichè aveva raccolto la proposta del capogruppo di Db, Alessandro Aricò, di svolgere almeno la discussione generale ma il deputato del Pd, Antonello Cracolici, ha evidenziato la necessaria presenza dell’assessore anche per il confronto iniziale sul testo. Prendendo atto della posizione delle opposizioni, Miccichè ha dunque rinviato la seduta. L’aula si riunirà domani, alle 16, per votare i tre grandi elettori del Capo dello Stato. Per l'esercizio provvisorio c'è tempo.

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