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Anna Foglietta tra cinema, tv e teatro: noi donne e quel gusto di essere imperfette - Foto

ROMA. «Alle donne oggi viene chiesto sempre di più. Si deve essere belle, in carriera, madri, mogli. Spesso siamo noi stesse a imporcelo. Invece ogni tanto dovremmo imparare a lasciare andare, senza sensi di colpa. A essere donne, esseri umani, risolte, felici a prescindere».

Parola di Anna Foglietta, che per la cronaca è bella, brava attrice, moglie e madre di tre bimbi. Pronta quest'autunno a dividersi tra cinema, tv e teatro.

Una dopo l'altra sarà infatti la moglie di Edoardo Leo in 'Che vuoi che sia', storia d'amore, in sala dal 10 novembre, con due coniugi costretti a rimandare l'arrivo di un bambino per questioni economiche che si lanciano in una singolare operazione di crowdfunding su internet per un video hard, girato nella loro camera da letto. Solo quattro giorni dopo, il 14 novembre, eccola invece su Rai1 moglie di Claudio Gioè in 'La mafia uccide solo d'estate', fiction in 6 puntate che Pif ha tratto dalla sua pluripremiata opera prima.

«È il mio ritorno in tv dopo tanto tempo - racconta la Foglietta - Sono fiera avvenga con questa storia. Raccontiamo la storia di Pif bambino (l'attrice ne interpreta la madre ndr) e il patto stato-mafia a Palermo. Cosa Nostra è osservata da un punto di vista completamente diverso, la deridiamo. E la nostra famiglia diventa metafora della Sicilia tutta», soprattutto quando, insegnate precaria da anni, vorrebbe approfittare delle opportunità che la mafia le offre.

«Raccontiamo quanto sarebbe stato facile scendere a compromessi e quanto è duro in realtà tenere eticamente insieme la famiglia e credere nelle regole».

Poi il ritorno al personaggio che in questo momento più ha nel cuore e che l'ha portata, per la prima volta, anche nella terna delle Migliori attrici della stagione in lizza per Le Maschere del Teatro italiano 2016 (su Rai1 l'8 settembre). È 'La pazza della porta accanto', ovvero Alda Merini, la 'poetessa dei navigli' scomparsa nel 2009, che riporterà in tournèe (dal 22 novembre per un mese all'Eliseo di Roma, poi Livorno, Genova, Torino, Milano) nel testo scritto da Claudio Fava, per la regia di Alessandro Gassmann.

«È un omaggio ad Alda Merini che la libera anche dell'immagine cui siamo abituati - spiega -. È un'Alda giovane, nel periodo dell'internamento in manicomio, devastata, fragile, totalmente priva di strumenti e che piano piano, grazie all'aiuto di donne 'folli' come lei, riesce a trovare il coraggio di dire, parlare». In manicomio incontra anche «un grande amore, Pierre. Nasce una figlia, che però le viene tolta alla nascita. Un dolore e un orrore» tra terapie devastanti «che ad Alda è servito per diventare una grande poetessa e per dare voce al suo dramma e a quello di tutte le donne che ha incontrato».

Lo spettacolo, prodotto dagli Stabili di Catania e Umbria (nel cast, Alessandra Costanzo, Angelo Tosto, Giorgia Boscarino, Stefania Ugomari Di Blas, Cecilia Di Giuli, Sabrina Knaflitz, Gaia Lo Vecchio, Liborio Natali, Olga Rossi), ripercorre «un arco narrativo di dieci anni, fino alla legge Basaglia, quando si aprono i cancelli e quelle persone finalmente possono tornare a vivere. O smettere di farlo. Perchè il problema di quella legge è proprio questo: restituisci un dono così grande come la vita, ma spesso neanche chi è sano di mente è in grado di gestirlo». E allora in scena c'è anche tutto «il disagio femminile - prosegue la Foglietta -. Oggi a noi donne chiedono di essere brave manager o attrici, madri, compagne e noi non ci concediamo mai il divertimento di essere imperfette. Ma è questa società che è folle. Un disagio, un malumore, sono fisiologici. L'importante è dargli voce. Anche questo - conclude - è il messaggio di Alda che, gli uomini forse un pò meno, ma le donne di certo sentiranno forte».

© Riproduzione riservata

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