Lunedì, 27 Gennaio 2020
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Figlio di un siciliano e mito intramontabile: 100 anni fa nasceva Frank Sinatra - Foto

ROMA. Il 12 dicembre di 100 anni fa a Hoboken, nel New Jersey, nasceva Frank Sinatra, figlio del siciliano Antonio Martino Sinatra e di Natalia Delia Garavante, ligure che probabilmente gli trasmise la passione per il pesto che si è fatto spedire in America da amici ristoratori italiani in California fino agli ultimi suoi giorni, per non dire delle trenette che si faceva cucinare tutte le volte che veniva in Italia. «The Voice», pochi soprannomi sono stati così appropriati, è stato uno dei più grandi cantanti del '900 e anche il primo divo pop.

Già negli anni '40, quando cantava nell'orchestra di Tommy Dorsey, trombonista fuoriclasse che ispirò Sinatra per il fraseggio, fu ribattezzato Swoonatra (da To Swoon, svenire) per le reazioni che suscitava tra le giovani fan.

Piccolo di statura, con un fisico mingherlino, «Old Blue Eyes» (altro storico soprannome) ha stabilito per sempre il canone interpretativo del crooner: per mettere a punto il suo stile, oltre a ispirarsi a Tommy Dorsey e Bing Crosby, suo idolo giovanile, ha studiato con una soprano lirico per togliersi i difetti di una pronuncia troppo marcatamente legata alle strade di Hoboken fino a raggiungere una chiarezza di dizione di icastica perfezione, aiutato da lunghi esercizi di respirazione in piscina.

Sul piano musicale ha dato un'interpretazione quasi definitiva, in un ambito mainstream, degli standard del Great American Songbook, cioè l'insieme di brani scritti dai grandi autori come Gershwin, Cole Porter, Rodgers & Hart, Hammerstein.

La sua eleganza jazzistica e lo swing delle big band non gli hanno mai fatto perdere quell'appeal pop e trasversale che nessuno, nel suo ambito, è mai riuscito a eguagliare.

Sinatra è stato il classico interprete che cannibalizzava i brani eseguiti: a parte le versioni di standard tipo «I've Got You Under My Skin», «Fly Me To The Moon», «The Lady Is A Tramp», i casi più clamorosi sono probabilmente «New York New York», che pure ha fatto la fortuna di Liza Minnelli, e «My Way», una canzone francese, diventata, negli anni più tardi della sua carriera, il suo brano simbolo.

Tutta la sua biografia contribuisce a creare il mito: dalla tempestosa vita sentimentale (a parte i matrimoni storici con Ava Gardner e Mia Farrow o con l'ultima moglie Barbara, c'è un elenco lunghissimo di liasons che avrebbe fatto felice qualunque uomo sulla terra) ai discussi legami con la Mafia, dalla vita spericolata con il Rat Pack (il gruppo formato con Dean Martin, Sammy Davis jr., Peter Lawford e Joey Bishop) alle svolte politiche, da sostenitore di John Fitzgerald Kennedy all'amicizia con Ronald Reagan (ma anche Nixon era un suo appassionato ammiratore).

Di mezzo ci sono anche i momenti di crisi e i grandi ritorni e persino un premio Oscar vinto per il personaggio del soldato Maggio (il cantante per cui la mafia fa mettere la testa nel frigo del produttore riluttante cui si allude ne Il Padrino sarebbe lui) che gli servì proprio per uscire da uno dei down più gravi della sua carriera.

Così come non ha mai smesso di fumare e bere alcolici, Sinatra non ha saputo resistere alla tentazione di portare sul palco il suo mito fino all'ultimo, anche quando aveva problemi di memoria e la sua intonazione non era più infallibile.

Un grande mito americano, un altro dei grandi italo americani che hanno fatto la storia del jazz.

Frank Sinatra è morto il 14 maggio 1998. Al funerale ha voluto che cantasse Tony Bennett (altro italo americano, si chiama Anthony Benedetto), l'unico che abbia mai considerato più bravo di lui. Forse perchè era consapevole che il suo carisma era semplicemente inarrivabile.

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