Giovedì, 29 Ottobre 2020
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Festa grande a Singapore per i 50 anni dell'indipendenza - Foto

Per Singapore ieri è stata la giornata dell'orgoglio nazionale: la città-stato ha festeggiato in grande stile i cinquant'anni dall'indipendenza, con una serie di celebrazioni per ripercorrere il fantastico tragitto "dal terzo mondo al primo" in solo mezzo secolo. Una festa a cui la popolazione ha partecipato con entusiasmo, in un clima che verrà probabilmente sfruttato dal governo in elezioni anticipate attese già tra un mese.

Le vie della centro, tappezzate di bandiere nazionali biancorosse, sono state teatro di un'elaborata parata culminata con un'esibizione dell'aeronautica militare e con un tripudio di fuochi d'artificio sulla Marina Bay. In precedenza è stato proiettato un video-tributo al "padre della patria" Lee Kuan Yew, spentosi lo scorso marzo. "A cinquant'anni, ci guardiamo indietro e ci meravigliamo di quanto percorso abbiamo compiuto. Siamo grati a quelli che l'hanno reso possibile", ha detto l'attuale primo ministro Lee Hsien Loong (figlio del compianto Lee) in un discorso alla vigilia.

I 5,5 milioni di abitanti non hanno mancato di dimostrare la propria gratitudine in occasione del "SG50". In 200mila hanno assistito dal vivo alle celebrazioni, sventolando bandiere. Ma anche sui social media si è visto un flusso continuo di messaggi improntati all'orgoglio di far parte di una nazione che nel 1965 era una povera ex colonia britannica all'equatore, e oggi figura tra i Paesi più ricchi al mondo. Il senso di rivalsa è riassunto dall'espressione "piccolo punto rosso" (parte del logo ufficiale di "SG50"), in riferimento alla frase usata negli anni Novanta da un leader indonesiano per riferirsi sdegnosamente alla piccola città-stato.

I progressi di Singapore sono innegabili, e probabilmente irripetibili. Cinquant'anni fa, l'espulsione dalla Malaysia venne vissuta come un dramma da questa città a maggioranza etnica cinese, con minoranze malay e indiane: senza risorse naturali, nemmeno fonti acquifere, il futuro appariva tutt'altro che roseo. Ma sotto la direzione del pragmatico Lee, la "città del leone" (il significato di Singapore in lingua malay) è diventata il quarto più grande centro finanziario al mondo, con un Pil pro-capite di 56 mila dollari e un modello di sviluppo studiato all'estero.
Con il successo è però anche arrivata una crisi di mezza età.

Negli ultimi anni, le tematiche delle crescenti disuguaglianze, dei proibitivi prezzi immobiliari e del crescente afflusso di immigrati sono state fonti di malcontento tra la popolazione. L'economia continua a crescere, ma a tassi del 2-3 per cento. Un nuovo dinamismo sui social media non è stato seguito da un rilassamento delle restrizioni alla libertà di stampa: Singapore è al 153esimo posto su 180. E i 53 giorni di carcere di Amos Yee, un blogger minorenne che aveva pubblicato un video critico contro il leader storico Lee - hanno di recente mostrato quanto sia ristretto lo spazio per il dissenso.

Il Partito di azione popolare (Pap), al potere dall'indipendenza, ha visto progressivamente erodersi il suo consenso: nel 2011 raccolse "solo" il 60 per cento delle preferenze, il minimo di sempre, conquistando comunque 81 seggi su 87. Ma la doppia occasione per guardarsi alle spalle di quest'anno - la scomparsa di Lee e la ricorrenza di oggi - ha offerto al Pap un'opportunità per infondere un rinnovato spirito patriottico nella popolazione. Non a caso, le elezioni inizialmente previste per il prossimo anno saranno probabilmente anticipate al prossimo 12 settembre.
E gli analisti si aspettano una crescita di consensi per il Pap.

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