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Nuovi tagli alle banche in Sicilia, in un anno 52 sportelli chiusi e 526 dipendenti in meno

“Sono sconfortanti i dati sulla chiusura degli sportelli bancari in Sicilia tratti dal Bollettino della Banca d’Italia del marzo 2022 che riportano la situazione 2021 rispetto al 2020. Un trend che segnaliamo da anni, ma che sembra non interessare la politica tesa soltanto ad ambizioni personali e lontana dal mondo reale e da qualunque progettualità economico finanziaria sul futuro della Sicilia”. Lo dichiara Gino Sammarco dirigente regionale Uilca Uil Sicilia che aggiunge “Con la crisi che morde, la pandemia, la guerra, l’inflazione in crescita esponenziale le famiglie e le imprese non trovano più sportelli bancari nei propri comuni e finiscono nelle mani spesso di finanziarie che propongono tassi al limite dell’usura quando non sono preda di scellerati usurai”.

“In particolare per la fusione tra Cassa Risparmio Genova e Banca Popolare Emilia Romagna scompariranno nel giro di poche mesi in Sicilia altri sportelli. Ed anche Intesa San Paolo ed Unicredit chiuderanno filiali. I dati del 2021, rispetto al 2020, riportano 1.122 sportelli ABI rispetto ai 1.174 dell’anno precedente (52 in meno). La provincia più colpita quella di Palermo, 14 sportelli in meno, Catania, 9 filiali chiuse e Messina, 8 sportelli in meno. Trapani e Agrigento, 7 chiusure. Siracusa perde 4 sportelli e Caltanissetta 2. I bancari in Sicilia sono diminuiti di 526 unità, fra esodi e pensionamenti anticipati, passando dai 9.529 del 2020 ai 9.003 del 2021. La provincia più penalizzata Palermo, dove diminuiscono 320 lavoratori, poi Messina, in flessione di 53 bancari, Catania meno 47, Agrigento meno 45, Siracusa meno 39, Caltanissetta meno 8”.

“A pochi mesi dalle elezioni regionali – conclude Sammarco – sarebbe auspicabile che i candidati al governo della Regione siciliana presentassero alle parti sociali il proprio programma sul credito in Sicilia e sulla lotta all’usura anche rispetto alle attività finanziarie di Irfis-FinSicilia e Irca. Un momento di chiarezza e di confronto che potrebbe portare sul tavolo degli AD delle più grandi banche italiane il “Caso Sicilia”.

 

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