Venerdì, 27 Maggio 2022
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Varese, uccide il figlio di 7 anni e avverte il padre: "Non guardare nell'armadio"

Ha lasciato un biglietto con «una sorta di confessione». Poi ha avvertito il padre anziano con un messaggio vocale per dirgli di aver fatto del male al figlio e di non guardare nell’armadio del suo appartamento a Morazzate (Varese). E proprio in quell'armadio i carabinieri hanno trovato il corpo senza vita di Daniele, il bambino di 7 anni ucciso con una coltellata alla gola dal padre Davide Paitone, il 40enne fermato domenica mattina nei boschi tra il Varesotto e la Svizzera dopo una caccia all’uomo durata tutta la notte.

A Paitone, agli arresti domiciliari dallo scorso 26 novembre per aver accoltellato un collega di lavoro ad Azzate, era stato concesso, come previsto nel provvedimento di separazione in corso con la moglie, di trascorrere il primo dell’anno con il figlio. Per motivi ancora da chiarire, forse una vendetta, ieri pomeriggio Paitone ha impugnato un coltello e ha ucciso il piccolo nascondendo poi il corpo dentro l’armadio.

Dopo il delitto - stando alle indagini dei militari dell’Arma, coordinati dalla procura - Paitone è uscito di casa e ha guidato fino a Gazzada Schianno dove la ex si trovava insieme ai genitori. Con la scusa della riconsegna del figlio, Paitone l’ha incontrata e l’ha aggredita colpendola con un coltello ripetutamente al viso, all’addome e alla schiena, per fortuna con esiti non letali.

Subito sono iniziate le ricerche dei carabinieri che si sono concentrate prima a casa di Paitone, dove è stato ritrovato il cadavere del bimbo, e poi in tutto il Varesotto. Alle prime luci dell’alba di domenica il 40enne è stato intercettato a Viggiù a bordo della sua auto, una Golf grigia. Dopo aver cercato di sottrarsi alla cattura speronando una gazzella dell’Arma e successivamente fuggendo a piedi, è stato bloccato in un capanno di cacciatori nella zona boschiva di Colle Sant'Elia, con un coltello in mano.

Nei suoi confronti è scattato il provvedimento di fermo emesso dalla procura, guidata da Daniela Borgonovo, per «il pericolo di fuga» e per la sua «pericolosità» sociale.

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