Lunedì, 20 Maggio 2019

Etiopia, nuove foto dal luogo del disastro aereo: "Nessun aiuto per ritrovare i resti dei morti"

Il 10 marzo scorso 8 famiglie italiane hanno tragicamente perso un loro caro nel volo dell'Ethiopian Airlines. In quell'aereo anche la Sicilia ha perso un grande archeologo di fama mondiale, Sebastiano Tusa, che nella doppia veste di professionista e assessore regionale si stava recando dai suoi “fratelli africani”, come lui ripeteva sempre alla moglie Valeria Patrizia Li Vigni, perché sentiva il dovere morale di aiutarli.

Da quel giorno, per Valeria Li Vigni e gli altri familiari, l’unica cosa che contava realmente era la speranza di ricevere rassicurazioni del fatto che tutto ciò che poteva essere trovato sul sito della tragedia sarebbe stato raccolto e collezionato in maniera efficiente e tempestiva, affinché ciascuno potesse avere una tomba su cui piangere i propri cari.

Speranza, che dopo ogni telefonata ed e-mail inviata alle Unità preposte, venivano evase con scarse informazioni e costantemente contraddittorie, con i familiari della vittime che non hanno notizie e trovano un muro, una scarsa comunicazione con le autorità locali. Una situazione che ai familiari delle vittime, che hanno già protestato più volte, si è presentata ostile, senza nessun supporto logistico decide di recarsi personalmente sul luogo dell'incidente imbattendosi in uno scenario che la lascia costernata e sgomenta. "Non abbiamo nessun aiuto per ritrovare i resti dei nostri cari", hanno più volte detto i parenti delle otto vittime italiane.

Secondo quanto raccontano, il luogo della tragedia, che sarebbe dovuto essere presidiato ed adeguatamente recintato così come prevede il protocollo quando si è in una scena di un crimine, dove tutto deve essere analizzato esclusivamente da professionisti affinché nessuna prova venga inquinata, si è trasformato invece in un luogo in cui le persone entravano liberamente, indossando normali indumenti giornalieri, senza l’ausilio di attrezzature appropriate per salvaguardare la natura estremamente sensibile del luogo. Anzi molti elementi esterni al fatto si vedono nelle fotografie, come ad esempio cicce di sigarette o piatti di plastica, rimanenze delle pause pranzo.

Molti vagano tra i tanti oggetti ed effetti personali sparpagliati sul luogo dell’incidente, raccogli biglietti da visita, un libretto di vaccinazione e un'agenda e altro ancora. Nonostante ognuno di questi oggetti avesse nomi e cognomi chiaramente leggibili, questi erano stati lasciati incustoditi sulla nuda terra che a causa del clima iniziavano visibilmente a deteriorarsi.

Dalle ultime informazioni che la donna ha ricevuto dall’Etiopia, afferma che lo Stato italiano non ha nessuna squadra che stia cercando i resti dei nostri otto italiani sui luoghi dell’impatto. Così come la Sicilia, che vanta uno Statuto speciale ed uno dei Parlamenti più antichi del mondo, non ha inviato neppure un osservatore per controllare cosa realmente sta accadendo al suo Assessore Sebastiano Tusa.

© Riproduzione riservata

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