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Le mani di Froome sul Giro d'Italia: fuga e vittoria solitaria, crollo di Yates

Sicilia, Sport
Chris Froome

Le mani sul Giro d’Italia. Chris Froome va in fuga con un’azione d’antan di circa 83 chilometri e si cuce addosso la maglia rosa cancellando, pedalata dopo pedalata, i tormenti, i dubbi, le incertezze e i brutti presagi dei giorni scorsi, quando finì violentemente sull'asfalto a Gerusalemme (ricognizione della crono) e sulla salita di Montervergine, in Irpinia.
Il keniano bianco, con un’azione in bianco e nero, ha spianato le tre salite più temute e attese della corsa rosa (Colle delle Finestre, Sestriere e Jafferau), azzerando le ambizioni di ogni rivale e confermandosi il corridore più forte nelle corse a tappe fra quelli in circolazione. Quattro Tour de France, di cui uno regalato all’allora compagno di squadra Wiggins (2012), una Vuelta (con giudizio, però, in sospeso), adesso l’inglese nato a Nairobi ha posto una seria ipoteca sulla corsa a tappe italiana.

L’ombra del verdetto dell’Unione ciclistica internazionale sulla sua positività al Salbutamolo, riscontrata nella Vuelta dell’anno scorso (il 7 settembre 2017), incombe tuttavia come una spada di Damocle sulla sua testa e sulla sua credibilità di atleta vincente; resta il fatto che l’azione odierna resterà fra le più apprezzate e ammirate nella storia del ciclismo.
Un’azione alla Pantani, all’insegna dei ripetuti rilanci sui pedali, spettacolare, magnifica, che ha mietuto la prima vittima sulle prime rampe del Colle delle Finestre, la Cima Coppi del Giro d’Italia numero 101. Non appena la corsa ha subito la prima, tenera accelerazione, si è staccato Simon Yates che, in un paio di curve, si è virtualmente sfilato la maglia rosa per cederla a migliori pretendenti: da quel momento per l’inglese, che aveva dominato fin qui il Giro (a parte la mini-débable di ieri a Pratonevoso), è cominciata una vera e propria via Crucis di lacrime e sangue.

In crisi, senza forze, totalmente allo sbando, Yates ha visto crescere metro dopo metro il proprio distacco dai rivali e alla fine si è presentato sul traguardo con un ritardo da velocista: 38'52» da Froome. Un abisso. E meno male che ieri si era detto ottimista sulla propria condizione. Restano il suo tris di vittorie (Campo Imperatore, Osimo e Sappada) e i 13 giorni in rosa. Ma restano anche i dubbi sulla sua tenuta nella terza settimana di corsa.

Sulla stessa scialuppa di Yates naufraga anche Domenico Pozzovivo che vede sfumare il podio, ora saldamente nelle mani di Dumoulin (a 40» da Froome) e del francese Pinot (a 4'17"). Il lucano, che ha sbagliato rapporto sul Colle delle Finestre, scegliendone uno troppo duro, accusa un ritardo di quasi 8'30». L'inglese della Sky, con la propria azione, ha ridisegnato le gerarchie del Giro che, dopo 19 tappe, malgrado tutto, resta in qualche modo ancora aperto, perché la tappa di domani con arrivo a Cervinia proporrà tre salite di una ventina di chilometri ciascuna. Avrà recuperato, Froome? O c'è da attendersi un altro ribaltone simile a quello odierno? Domande che troveranno risposte solo domani, sempre sulle Alpi. Stesso scenario, cime diverse: Col Tsecore, Col de Saint-Pantaleon e scalata finale di Cervinia.

Il Giro non è ancora finito, ma il rendimento di Froome oggi lascia spazio a scarse illusioni. Inoltre, mai come adesso un uomo del Team Sky è stato così vicino all’impresa di aggiudicarsi la corsa rosa, dopo i tentativi velleitari - falliti per sfortuna o per superficialità - dai vari Wiggins, Landa, Thomas, Porte. Tutti ci hanno provato, in casa Sky, solo Froome rischia di riuscire ad alzare sotto il cielo di Roma il trofeo. La strada ha emesso quasi tutti i verdetti e ha bocciato Fabio Aru, il campione italiano che aveva il compito di far sognare i tifosi sardi e non: si è ritirato dopo 41 chilometri, archiviando così un Giro senza sorrisi.

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