Sabato, 23 Gennaio 2021
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Boem re a Forlì, Contador blinda la maglia rosa

FORLÌ.  L'allungo che non t'aspetti, quasi uno sprint, che regala emozioni in uno dei giorni più afosi (con temperature oltre i 30 gradi) e colorati del 98/o Giro d'Italia di ciclismo, e conclude una tappa - la 10/a - vissuta fra Marche e Romagna.

Un percorso dritto e veloce, senza autentiche difficoltà e con l'altimetria praticamente azzerata. Una tappa che Nicola Boem, 26 anni, veneto di San Donà di Piave - la città di Moreno Argentin - ha saputo strappare ad Alan Marangoni e che è stata caratterizzata da una fuga lunghissima, fra due ali di folla. Un'azione convinta, efficace, caparbia, che ha visto protagonisti Oscar Gatto (Androni giocattoli-Sidermec), lo stesso Boem (Bardiani-Csf), Alessandro Malaguti (Nippo-Vini Fantini), Marangoni (Cannondale-Garmin) e Matteo Busato (Southeast). Una fuga tutta italiana, che ha visto protagonisti tre veneti e due romagnoli (Malaguti e Marangoni); gli ultimi due hanno pure tentato di darsi una mano. Spingendo a tutta hanno attraversato a medie altissime la riviera adriatica, conservando un vantaggio non troppo alto e nemmeno rassicurante. Con i quattro avrebbe meritato di arrivare fino in fondo anche il quinto fuggitivo, Gatto, che invece ha forato a 12 chilometri dall'arrivo ed è stato 'assorbito' dal gruppo ai -10. Una disdetta, che ha vanificato i suoi sacrifici.

Alessandro Malaguti avrebbe fatto carte false per tagliare il traguardo da vincitore, se non altro perché - come egli stesso ha ammesso - "sono passato a 500 metri da casa". Originario di Forlì, il corridore della Nippo-Vini Fantini si è invece dovuto accontentare del terzo posto in viale Vittorio Veneto. Chissà da quanto tempo pensava a questa tappa, Malaguti. "In effetti da tantissimo rompevo le scatole ai 'miei'", racconta. Legittima la sua delusione e le relative lacrime di disperazione.

La tappa odierna ha permesso ad Alberto Contador di trascorrere un altro giorno in rosa e di proseguire il cammino verso Milano senza particolari problemi. Lo spagnolo, che ieri ha provato la bici per la crono di Treviso (quasi certo un nuovo assetto aerodinamico, perché la spalla lussata a Castiglione della Pescaia gli dà ancora fastidio), oggi ha badato a mantenersi a distanza di sicurezza dallo sprint del gruppo degli inseguitori, vinto da Giacomino Nizzolo. Chi esce sconfitto da Forlì è l'australiano Richie Porte che adesso accusa un ritardo ben superiore al minuto dalla maglia rosa. Lo scalatore-cronoman del Team Sky ha perso ben 47", in una tappa innocua per lui solo in apparenza. Porte è stato frenato da una foratura ai -6 km dall'arrivo. Il 'canguro' vincitore del 'Trentino' ed ex gregario di Contador è stato 'atteso' dalla squadra a ranghi compatti e 'trascinato' verso l'arrivo, dove è giunto esausto e infuriato, tanto da evitare microfoni (ma questa non è una novità) e taccuini. Determinante anche il traino di una vettura, che ha favorito non poco Porte, creando una scia da effetto calamita per gli 'Skymen'.

Arrivano brutti segnali dal Motorhome, alloggio al Giro di Porte, che da oggi probabilmente è meno sicuro di sè. L'australiano sembra la bella copia di sir Bridley Wiggins che abbandonò la corsa rosa del 2013 molto prima di affrontare le salite più dure. Porte potrebbe ben presto anche finire arrosto nel barbecue gestito dalla coppia Contador-Aru. Il suo potrebbe presentarsi come un tracollo annunciato. Si ha la sensazione, netta, dopo 10 tappe, che solo la cronometro può salvarlo.

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