Lunedì, 22 Aprile 2019
LO STUDIO

Fake news e falsi miti, poche donne si vaccinano in gravidanza

Le donne che rifiutano la vaccinazione in gravidanza lo fanno principalmente perché hanno paura che il vaccino faccia male o perché pensano che non serva, due convinzioni abbondantemente smentite dagli studi scientifici. A censire le cause di opposizione è stato uno studio dell’università del Colorado su Obstetrics & Gynecology.

I ricercatori hanno intervistato 331 ostetrici e ginecologi per valutare l’adesione alle vaccinazioni raccomandate durante la gravidanza, cioè quella per l’influenza e quella Tdap contro tetano, pertosse e difterite. Il 62% degli intervistati ha riportato un tasso di rifiuto maggiore del 10% per l’influenza, mentre l’altro vaccino è risultato più 'popolarè, con solo il 32% dei ginecologi che ha avuto un rifiuto da più di una paziente su dieci. Tra i motivi il prevalente è risultato appunto la convinzione che il vaccino faccia male (48%), seguito da quella di non essere esposte alle malattie (38%), preoccupazioni generali sui vaccini (32%), il desiderio di una 'gravidanza naturalè (31%), e la paura di provocare l’autismo (25%).

Negli Usa la situazione è comunque molto migliore rispetto a quella italiana. «Avere l’influenza o la pertosse nei primi mesi di vita può essere molto pericoloso, e il modo migliore per proteggere il bambino è vaccinarsi durante la gravidanza, una pratica sicura - spiega un documento pubblicato pochi mesi fa sul tema dalla Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica(Siaip) -. La pratica è abbastanza diffusa negli Usa e in Gran Bretagna, dove secondo il CDC americano e l’ECDC Europeo circa metà delle donne incinte si protegge, mentre in Italia i dati di copertura mostrano che in media meno del 2% (pari a circa 3500 donne) delle donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza si vaccinano».

Come per l’influenza, anche per il vaccino per difterite, tetano e pertosse, spiegano gli esperti della Siaip, ci sono prove evidenti di efficacia. «L'ultimo recente studio, condotto negli USA - spiegano -, ha dimostrato che se fatta nel terzo trimestre la vaccinazione riduce del 78% il rischio che il bimbo si ammali di pertosse e di conseguenza delle sue complicanze»

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