Venerdì, 03 Dicembre 2021
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LO STUDIO

I tumori della tiroide più comuni raddoppiati in 20 anni

LISBONA. È un tumore per il quale la prognosi è favorevole nella maggior parte dei casi e per il quale esistono diverse 'armi' a cui fare ricorso quello della tiroide, i cui casi però per la forma più comune, cioè i tumori differenziati, sono raddoppiati negli ultimi 20 anni.

Si tratta del secondo tipo di neoplasia per frequenza nelle donne con meno di 50 anni dopo il carcinoma della mammella ed in entrambi i sessi si registrano oltre 15.000 nuovi casi l'anno in Italia, con una frequenza circa 3 volte maggiore nel sesso femminile.

Questi tumori comprendono carcinomi papillari e follicolari che hanno origine dalle cellule deputate alla produzione degli ormoni tiroidei. Fortunatamente la prognosi è favorevole nella maggior parte dei casi con un tasso di sopravvivenza a 20 anni del 90%.

L'80% dei pazienti ha una remissione completa della malattia dopo il primo trattamento e solo tra il 5 e il 20% sviluppa recidive locali o a distanza. "Il cancro della tiroide non deve fare paura- sottolinea Andrea Giustina, Presidente Eletto della European Society of Endocrinology - abbiamo strumenti efficaci e linee guida consolidate per il trattamento che prevede chirurgia, terapia radiometabolica con iodio radioattivo e terapia soppressiva con L-tiroxina, che contribuiscono a prevenire la comparsa di recidive o metastasi".

Tuttavia la malattia può diventare più aggressiva, con la comparsa di metastasi ossee che interessano circa il 2-15% (in media il 7%) dei pazienti. In questi casi la resistenza alla terapia con iodio radioattivo è indice di prognosi peggiore.

A evidenziarlo lo studio M.OS.CA.T.I. (Metastasi OSsee da CArcinoma Tiroideo in Italia) su 143 pazienti, di cui si è discusso all'Ece2017, convegno europeo di endocrinologia a Lisbona.

Un modo per trattare le metastasi ossee, oltre alla chirurgia e la radioterapia esterna, è l'utilizzo di farmaci come quelli per l'osteoporosi (bisfosfonati e denosumab) in dosi molto più elevate, una soluzione proposta anche per il tumore tiroideo, ma solo meno del 25% dei pazienti vi accede.

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