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LA RICERCA

Cyberbullismo, 1 adolescente su 10 si sente autorizzato a "insultare" sul web

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PALERMO. Gli adolescenti italiani si sentono autorizzati a denigrare attraverso lo schermo. L’11% di ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni, infatti, approva gli insulti rivolti a personaggi famosi. I giovani pensano che possano “insultare” per un principio legato alla “libertà di esprimere ciò che si pensa” e a un 13% è capitato di insultare un personaggio famoso on line.

I dati statistici del 2016 sul fenomeno del cyberbullismo evidenziano che 8 riguardano minori che sono stati oggetto di stalking, 42 di diffamazione on line, 88 giovani sono stati bersaglio d’ingiurie, minacce e molestie, 70 hanno subito il furto d’identità digitale sui social network, 27 sono i casi di diffusione di materiale pedopornografico. In totale i minori denunciati all’autorità giudiziaria per tutti in casi trattati sono 31.

Sono alcuni dei risultati della campagna “Una vita da social” condotta dalla polizia di stato contro il cyberbullismo insieme da aziende come Baci Perugina, Facebook, Fastweb, FireEye, Google, Italiaonline con i portali Libero, Virgilio e SuperEva, Microsoft, Poste Italiane, Skuola.net, Symantec, Tim, Vodafone, WindTre, Youtube e all’Università degli Studi di Firenze. L’obiettivo è quello di prevenire episodi di violenza, prevaricazione, diffamazione, molestie online attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola”.

I giovani si sentono “autorizzati” a rivolgere commenti pesanti rivolti ai coetanei. Si conferma l’effetto di disinibizione dello “schermo” nel facilitare comportamenti che non verrebbero messi in atto così facilmente se si fosse di fronte all’altra persona.

Dalla ricerca emerge che il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere on line più di 5 ore al giorno. Whatsapp si conferma il gigante degli scambi social fra gli adolescenti (80,7%), seguito da Facebook (76,8%) e Instagram (62,1%). Per quanto riguarda il controllo della veridicità delle notizie on line, il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, un comportamento – mette in evidenza la ricerca - che rende i ragazzi “facilmente preda di titoli sensazionalistici e ‘bufale’ che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio”.

Ieri è partita anche la nuova campagna una vita da social che toccherà 45 sul territorio nazionale ed europeo. I dati saranno registrati dagli operatori di polizia attraverso un truck allestito con un’aula didattica multimediale, incontreranno studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito adatto a tutte le fasce di età.

L’obiettivo è la formazione e la sensibilizzazione degli studenti per far sì che la rete possa essere per loro una grande opportunità e non un limite, ma anche rivolte ai genitori e agli insegnanti. I social network infatti sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità di tutti.

Preoccupa in maniera più forte il fenomeno del cyberbullismo: circa 2 ragazzi su 3 dichiarano di aver avuto esperienza diretta o indiretta di fenomeni di questo tipo. Per questo motivo accolgono con favore gli incontri gli operatori della Polizia Postale per formare e informare all’uso dei social.

“Una Vita da Social è un progetto indirizzato principalmente ai giovani - dichiara il direttore del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi - che sono i principali fruitori della Rete. Il divario fra la conoscenza digitale dei giovani e degli adulti è enorme ed è per questo indispensabile fornire loro tutti quegli strumenti utili ad evitare le insidie che la rete può nascondere”.

© Riproduzione riservata

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