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Esportata e diffusa anche all’estero: nuovi studi sulla "Gallina siciliana"

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PALERMO. Che la Sicilia fosse una terra ricca di specie e razze autoctone non è certo una scoperta, ma che fra di loro vi fosse anche un gallinaceo conferma il ricco patrimonio sul fronte della biodiversità dell’Isola.

L’«ospite bipede» che da anni attira l’attenzione di molti studiosi è la «Gallina Siciliana», una razza esportata anche in America ein Inghilterra perle sueparticolarità genetiche.

«È incerta la data di nascita di questa specie – spiega Luigi Liotta, ricercatore di Zootecnica speciale presso il dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina –. Tuttavia si presume che sia un animale di origini antiche, come testimoniano le fedeli riproduzioni risalenti al XVI secolo e che si possono ammirare nei Musei Vaticani, nella Galleria Borghese, nella Galleria d’Arte di Firenze e nel Museo Chiaramonti».

Si ipotizza che la gallina siciliana sia nata da accoppiamenti tra polli comuni delle campagne dell’Isola con gallinacei provenienti dall’Africa settentrionale, dall’Egitto e dal Marocco.

La razza autoctona della Sicilia, però, è anche conosciuta a livello internazionale: siamo, infatti, a cavallo tra il 1850 e il 1860, quando il capitano Daves, per rifornire di carne e di uova la mensa dei suoi marinai nel viaggio di ritorno a Boston, prende con sé un gran numero di questi esemplari, che producevano così tante uova da convincere gli americani a diffondere la specie sul loro territorio con il nome di «Flower Bird».

Dalla Sicilia, quindi, passando per l’America, la Gallina giunge anche in Inghilterra dove viene chiamata «Sicilian Buttercup».

«L’elemento tipico della razza siciliana è la cresta a coppamentreil piumaggio può essere bianco, nero e il collo di colore oro e blu – prosegue Liotta -. Una volta tornata in patria dal suo “viaggio internazionale”, la gallina è stata oggetto di diversi studi.

Poi, però, si è verificato un periodo di declino, tanto che alcuni testi degli anni ’80 la davano per estinta nella madrepatria. La sua ricomparsa ufficiale è datata nel 1986, a Forlì, ad una mostra ufficiale.

Attualmente la razza Siciliana può essere suddivisa in due ceppi: uno autoctono italiano, poco diffuso e in via di estinzione; l’altro, la Sicilian Buttercup, allevato all’estero e, per lo più, sconosciuto in Italia».

L’equipe del Professor Liotta si è occupata anche di studiarei fattori genetici legati alle caratteristiche qualitative delle uova, il cui guscio risulterebbe essere più resistente rispetto ai suoi «competitors».

«Nelle uova di Siciliana, inoltre, il colore meno rosso-aranciato del tuorlo è l’elemento che visivamentele differenzia da quelle convenzionali. Nel tuorlo – conclude Liotta - è stato anche evidenziato un contenuto proteico sovrapponibile agli altri tipi genetici ed un contenuto lipidico significativamente più basso. Tuttavia, sono in corso ulteriori studi relativi al colesterolo e alla composizione dei lipidi. Il livello nutrizionale dell’uovo della gallina Siciliana resta, comunque, uno di quegli strumenti di tutela a salvaguardia dell’unica biodiversità avicola regionale a rischio di estinzione, anche attraversola predisposizione di specifici sistemi di certificazione rintracciabilità di filiera».

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