Martedì, 27 Ottobre 2020
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INNOVAZIONE

A scuola arrivano i display touch: con Activpanel cambiano le lezioni

PALERMO. Con l'avvento delle nuove tecnologie non è difficile immaginare un'aula scolastica alla stregua di un moderno studio televisivo in cui gli spettatori interagiscono con il presentatore supportati dalle piattaforme di comunicazione digitale; cambiano gli attori, ma se ci riflettiamo il professore e gli alunni rappresentano uno scenario molto simile.

Da settembre potrebbe essere realmente così grazie ai grandi monitor digitali touch.

Il fulcro su cui ruota il sistema sono gli strumenti didattici, come la lavagna che nel tempo ha assunto significati e validità sempre più concreti. Quel semplice pannello nero, segnato da un gessetto, ricorda un po' lo schermo dei primi monitor a fosfori bianchi, ma con il tempo la lavagna ha subito un percorso di rinnovamento che ha portato qualche anno fa alla diffusione, in tutte le aule scolastiche, della LIM, acronimo di lavagna interattiva multimediale, una rivoluzione per tutti gli insegnanti che finalmente hanno portato un po' di colore in aula, mettendo da parte le lastre di ardesia.

Le LIM funzionano grazie a speciali pennarelli che interagiscono con dei sensori in grado di registrare i punti di contatto sulla superficie della lavagna.

Ma sono già in declino e nelle scuole potrebbe cambiare completamente questo approccio didattico, con l'introduzione degli activpanel Promethean rispondenti alle nuoveesigenze di interazione multimediale.

Presentati qualche giorno fa presso l'Istituto Tecnico Economico e per il Turismo Don Luigi Sturzo di Bagheria in occasione di un seminario di formazione sulla didattica digitale riservato ai docenti per il coinvolgimento degli alunni nelle attività didattiche, gli activpanel sono dei display sensibili al tatto simili a quelli usati negli studi televisivi dai presentatori che toccando lo schermo provvedono a spostare elementi grafici sullo sfondo del desktop.

Con un apposito software denominato Classflow l’interazione avviene anche tramite dispositivi mobili, permettendo la fruizione di contenuti tra più scuole e da casa per i soggetti impossibilitati alla presenza in classe.

In pratica gli studenti ed il professore in aula possono interagire tramite tablet.

«Il sistema integra diverse funzionalità - spiega Francesco Filardo, responsabile della linea educational di Cometa, una delle principali realtà distributive di prodotti tecnologici a livello nazionale, con sede a Trapani. - In dettaglio, i Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale,renderanno possibile la realizzazione di ambienti di apprendimento nei quali la tecnologia metterà lo studente al centro della lezione, stimolandolo con nuovi contenuti e metodologie di apprendimento».

A Bagheria la presentazione è stata fatta dal professore Gandolfo Torregrossa dell’istituto Volta di Palermo,da anni ambasciatore delle nuove tecnologie didattiche tra i suoi colleghi e si inserisce nel piano di innovazione voluto dal Miur che coinvolge i cosiddetti animatori digitali: professori selezionati nei vari istituti scolastici per garantire l’aggiornamento tecnologico in ambito didattico.

Lo scorso anno la sola Lombardia ha speso 600 milioni di euro su queste nuove innovazioni, riconoscendole come prioritarie per lo sviluppo territoriale e le scuole siciliane si stanno già attivando per garantire una formazione in linea con l’aggiornamento tecnologico.

La riflessione va fatta sulle abitudini dei nativi digitali, indotti ad interagire facilmente con qualunque dispositivo tecnologico basato su schermo tattile: smartphone e tablet infatti hanno cambiato i nostri modi di fare, tanto che risulta estremamente naturale sfiorare lo schermo con un dito per voltare pagina o per cercare un indirizzo.

Il nuovo sistema didattico prevede una serie di facilitazioni gestibili via software che cambieranno i rapporti tra alunni e professori.

Lo schermo gigante della nuova tipologia di lavagne multimediali funziona proprio come un tablet ed offre la medesima visibilità di un televisore di grande formato, diventando così un modello didattico molto più vicino alle abitudini dei più giovani.

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