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L'ANNUNCIO

Rilevato il secondo segnale delle onde gravitazionali

ROMA. È stato rilevato un nuovo segnale delle onde gravitazionali.

Anche questo deriva dalla fusione di due buchi neri, è stato catturato dallo strumento Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), in Usa, e analizzato dalle collaborazioni Ligo e Virgo. Quest'ultima fa capo allo European Gravitational Observatory (Ego) fondato e finanziato da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs).

L'annuncio viene dato a San Diego, nel convegno della Società Astronomica Americana, dai coordinatori delle collaborazioni Ligo, Gabriela Gonzales, e Virgo, Fulvio Ricci, e dal direttore esecutivo di Ligo, David Reitze, del Caltech.

«Abbiamo completato l'analisi dei dati presi da settembre 2015 a gennaio 2016 e nel fare questa ricerca è venuto fuori che abbiamo certamente un altro segnale», ha detto Ricci. Ancora una volta a far oscillare lo spazio-tempo, generando un'onda gravitazionale, è stato l'avvicinamento progressivo di due buchi neri, che hanno finito per fondersi tra loro.

Il fenomeno è avvenuto in una porzione del cielo molto lontana da quella in cui è stato osservato il primo fenomeno e, rispetto a quei buchi neri, hanno una massa inferiore: uno 14 volte quella del Sole e l'altro 8, e si sono fusi rilasciando l'energia di un Sole. L'oggetto che si è formato ha quindi una massa 21 volte superiore a quella del nostro Sole.

Previste un secolo fa dalla teoria della relatività di Albert Einstein, le onde gravitazionali sono le 'vibrazioni' dello spazio-tempo provocate da fenomeni molto violenti, come collisioni di buchi neri, esplosioni di supernovae o il Big Bang che ha dato origine all'universo.

La loro scoperta era stata annunciata l'11 febbraio 2016 e adesso il secondo segnale rilevato costituisce la conferma che il mondo scientifico attendeva da tempo.

Come le onde generate da un sasso che cade in uno stagno, le onde gravitazionali percorrono l'universo alla velocità della luce creando increspature dello spazio-tempo finora invisibili. Poichè interagiscono molto poco con la materia, le onde gravitazionali conservano la 'memorià degli eventi che le hanno generate.

La loro esistenza era supportata finora solo da prove indirette ma da adesso diventa possibile osservarle in modo diretto e con esse osservare una porzione dell'universo finora invisibile e misteriosa, come le zone popolate dai buchi neri o da fantascientifiche 'scorciatoie' per viaggiare nell'universo, i cosiddetti 'cunicoli' dello spazio-tempo (wormhole).

La scoperta delle onde gravitazionali è anche la conferma definitiva della teoria della relatività generale. Erano infatti l'unico fenomeno previsto da questa teoria a non essere stato ancora osservato.

Oggi i rivelatori di onde gravitazionali sono interferometri laser, come le due macchine gemelle americane Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) e l'europeo Virgo, ideato da Adalberto Giazotto e realizzato a Cascina (Pisa) dalla collaborazione tra Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Centre National de la Recherche Scientifique (Cnrs), nell'ambito dello European Gravitational Observatory (Ego).

Mentre la versione avanzata di Ligo è già attiva e ha portato alle prime scoperte, quella di Virgo è attesa a fine anno.

Si andrà a cercare le onde gravitazionali anche nello spazio, dopo che la missione pilota Lisa Pathfinder, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), ha dimostrato la fattibilità di un rivelatore tra le stelle, con la missione eLisa.

© Riproduzione riservata

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