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Mappa del Dna svela perché la giraffa ha il collo lungo

ROMA. Completata la mappa del Dna della giraffa: racconta i segreti del lungo collo degli animali più alti del mondo.

Pubblicato sulla rivista Nature Communications, il risultato si deve al gruppo coordinato da Douglas Cavener della Penn State University, e da Morris Agaba, dell'Istituto Nelson Mandela per la Scienza e la Tecnologia in Tanzania.

La giraffa, per Cavener, è una straordinaria 'impresa dell'evoluzione': per la sua altezza, che può arrivare fino a 6 metri, ma anche per il suo cuore, diverso da quello degli altri mammiferi. Per pompare il sangue al cervello, distante due metri più in alto, il cuore della giraffa ha un ventricolo sinistro insolitamente grande e per riuscire nell'impresa anche la pressione del sangue deve essere il doppio più alta rispetto a quello degli altri mammiferi.

Queste caratteristiche uniche si devono a circa 70 geni che sono stati individuati confrontato il Dna della giraffa con quello del suo parente più stresso l'okapi (sequenziato dallo stesso gruppo), e quello di oltre 40 mammiferi tra cui uomo, mucca, pecora, capra e cammello.

Oltre la metà dei geni unici della giraffa sono legati allo sviluppo del sistema scheletrico, di quello cardiovascolare e del sistema nervoso. Alcuni di essi controllano nello stesso tempo sia lo sviluppo osseo sia quello del sistema cardiovascolare, suggerendo che questi due aspetti si siano evoluti insieme.

Sono stati scoperti anche i geni responsabili della lunghezza del collo e di quella delle zampe delle giraffe, grazie alle quali questo animale può correre alla velocità di 60 chilometri all'ora.

Il più interessante di questi geni, secondo Cavener è il fattore di crescita FGFRL1 che svolge un ruolo cruciale nello sviluppo dell'embrione e anche dei cuccioli. Sono stati individuati anche un gruppo di geni che regolano il metabolismo della giraffa, uno di essi è legato all'assorbimento dell'acido folico, essenziale per la crescita, altri invece permettono alla giraffa di neutralizzare la tossicità delle foglie di acacia, che sono il loro principale nutrimento.

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