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LO PNEUMOLOGO

Inquinamento, Spatafora: a rischio gli anziani e chi soffre di asma

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PALERMO. Vivere nello smog a livello d'allarme, rischiano gli anziani, i broncopatici e in generale tutti coloro che escono di casa e sono esposti per obbligo nell'aria inquinata da polveri sottili. «Una situazione che prevede pochissime misure cautelative», spiega il professor Mario Spatafora, docente di Pneumologia, direttore della Scuola di specializzazione in Malattie polmonari dell'Università di Palermo e direttore della seconda divisione di Pneumologia dell'ospedale Cervello. «La fase di alta pressione stabile sulla città, in assenza di ventilazione, aumenta l'inquinamento connesso al traffico automobilistico, in un periodo in cui vengono accesi gli impianti di riscaldamento programmati al massimo livello stagionale. Una concatenazione di eventi con lo smog che resta fisso come una cappa sopra la città».

A quale rischio sanitario è collegata questa situazione e verso quali soggetti l'allarme deve essere rivolto?
«Avranno problemi quelli che sono già malati. La preoccupazione è che si arrivi a un incremento delle patologie respiratorie, asma, bronco-pneumopatie ostruttive, tutta l'attenzione deve andare ai broncopatici e agli anziani, molti soggetti potrebbero andare incontro a riacutizzazione delle loro malattie».

Gli asmatici non dovrebbero uscire di casa?
«In teoria dovrebbero evitare ma è difficile da realizzare e le sofferenze in presenza di smog sono destinate ad aumentare: la loro patologia è per definizione variabile e comprende crisi di tosse, respiro sibilante e la dispnea ossia l'affanno».

Quali potrebbero essere le conseguenze dell'aumento delle polveri sottili su Palermo?
«Nei broncopatici è previsto principalemte l'aumento del catarro, ma sono possibili a causa del livello eccessivo di smog anche sovrainfezioni respiratorie, infezioni hatteriche virali dell'apparato respiratorio, nei casi più gravi ci potrebbe anche essere il rischio di insufficienza respiratoria».

C'è un obbligo del medico di base di prescrivere la permanenza in casa e di non frequentare ambienti esterni? O comunque la cautela di respirare attraverso il filtro di una mascherina?
«Tranne casi di forti e importanti patologie è difficile che il medico di famiglia consigli la permanenza in casa in seguito all'innalzamento dei livelli di smog. E per altro l'uso delle mascherine non professionali è quasi inutile, le polveri sono talmente sottili che si infiltrano e non si arrestano di fronte a questo tipo di ostacolo. L’unico rimedio contro lo smog è non produrlo».

Ci sono medicine e terapie da praticare in queste situazioni?
«Non esistono medicine che prevengano il danno da inalazioni di polveri sottili. Nel caso in cui le patologie respiratorie si riacutizzino per effetto dell'inalazione la terapia è basata sull'uso di cortisone per via inalatoria o per via generale (pillole, punture), farmaci broncodilatatori e mucolitici. E se necessario gli antibiotici».

Nel caso di mancata riduzione dello smog,a che cosa si andrà incontro?
«L'inquinamento provoca anche tumori all'appareato respiratorio, anche se la relazione in questo caso non è molto stretta ed è comunque meno incisiva rispetto al rischio tumori provocato dal fumo di sigarette. Ci sono effetti dell'inquinamento a lungo termine sui tumori polmonari e sono effetti certi, ma sono più modesti e di gran lunga inferiori rispetto a quelli connessi al fumo. Ma mentre smettere di fumare si può, non si può smettere di respirare in una città inquinata».

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