Martedì, 27 Ottobre 2020
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LA RICERCA

Analisi del sangue e un'app, presto il test per prevedere il suicidio

I ricercatori della Indiana University School of Medicine hanno riferito sulla rivista Molecular Psychiatry di avere sviluppato un'analisi del sangue e dei questionari che possono individuare con oltre il 90% di precisione (fino al 98%) quale paziente inizierà a pensare al suicidio o tenterà di realizzare questo obiettivo.

Un test del sangue per salvare molte vite: le persone in trattamento per il disturbo bipolare e altre malattie psichiatriche sono a maggior rischio di suicidio, ma i medici potranno presto disporre di strumenti per prevedere quali di questi individui tenterà di togliersi la vita, intervenendo precocemente per evitare che simili tragedie si verifichino.

I ricercatori della Indiana University School of Medicine hanno riferito sulla rivista Molecular Psychiatry di avere sviluppato un'analisi del sangue e dei questionari che possono individuare con oltre il 90% di precisione (fino al 98%) quale paziente inizierà a pensare al suicidio o tenterà di realizzare questo obiettivo.

"Crediamo che l'adozione diffusa di test predittivi di rischio sulla base di questi risultati consentirà ai medici di intervenire con i cambiamenti dello stile di vita o con trattamenti che possono salvare vite umane", ha detto Alexander B. Niculescu, professore di psichiatria e neuroscienze medica presso la Facoltà di Medicina. Utilizzando biomarcatori dell'RNA da campioni di sangue insieme a un questionario di nuova concezione in forma di una app, i ricercatori sono stati in grado di prevedere quali individui in un gruppo di pazienti con malattie psichiatriche, rischiavano il suicidio con una precisione di circa il 92 per cento. Tra i pazienti con disturbo bipolare, la precisione ha raggiunto il 98%, ha precisato Niculescu.

La combinazione di biomarcatori e app si è dimostrata anche precisa nel predire quali dei pazienti sarebbero stati ricoverati in ospedale per tentativo di suicidio nell'anno successivo. Lo studio è iniziato con un gruppo di 217 pazienti psichiatrici, seguiti da Niculescu e dai suoi colleghi per diversi anni con diagnosi di disturbo bipolare, disturbo depressivo maggiore, disturbo schizoaffettivo, e con la schizofrenia. I ricercatori hanno identificato 37 partecipanti che negli anni sono peggiorati e che sono arrivati ad ''un alto livello'' di volontà di togliersi la vita.

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