Giovedì, 29 Ottobre 2020
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Due infrazioni ogni chilometro di costa: Sicilia sul podio delle illegalità

"Le principali tipologie di reato vanno dalle illegalità nel ciclo del cemento sul demanio marittimo all'inquinamento del mare dovuto a mala depurazione, scarichi fognari, inquinamento da idrocarburi, sversamento di rifiuti di vario tipo"

ROMA. Gli italiani nuotano in cattive acque: ogni 62 km di costa c'è un punto inquinato, spesso in prossimità di spiagge libere, e la colpa è degli scarichi non depurati che attraverso fiumi, fossi e canali si riversano in mare. Una conseguenza diretta della mancanza di un trattamento di depurazione adeguato, che ancora riguarda il 42% degli scarichi fognari del nostro Paese e che potrebbe costare all'Italia una sanzione europea salatissima.

La Goletta Verde di Legambiente ha navigato lungo la Penisola raccogliendo 266 campioni d'acqua, e scoprendo cariche batteriche superiori ai limiti imposti dalla normativa nel 45% dei casi. A risultare inquinati sono 120 punti, la metà dei quali presso spiagge quasi sempre libere. Il 49%, sottolinea l'associazione, non è campionato dalle autorità competenti, cioè non sottoposto controlli sanitari, e il 38% risulta balneabile sul Portale delle Acque del ministero della Salute, mentre sono solo 14 i punti vietati alla balneazione.

«A conferma del deficit depurativo - spiega il responsabile scientifico di Legambiente, Giorgio Zampetti - ci sono le due sentenze di condanna arrivate dalla Commissione europea nel 2012 e nel 2014, e il parere motivato del marzo 2015 relativo alla terza procedura d'infrazione aperta nei confronti del nostro Paese per il mancato rispetto della direttiva 91/271 sulla depurazione degli scarichi civili. Procedimenti che riguardano
un agglomerato su tre».

Un danno ambientale ma anche economico: «si stima che le sanzioni Ue siano pari 476 milioni di euro l'anno dal 2016 e fino al completamento delle opere». Legambiente non propone una classifica regionale dell'inquinamento marino, ma tendenzialmente promuove la Sardegna e l'alto Adriatico mentre boccia Marche, Abruzzo e Sicilia, quest'ultima con 14 campioni inquinati su 26 analizzati.

Una classifica c'è invece sull'illegalità, con 14.542 infrazioni accertate dalle forze dell'ordine e dalle capitanerie di porto per reati inerenti al mare e alla costa nel 2014: circa 40 al giorno, 2 per ogni km di litorale. La Puglia svetta con 3.164 infrazioni, seguita da Sicilia (2.346) Campania  con (1.837) e Calabria (1.370). Sulle infrazioni rilevate per km di costa la Campania è prima con 3,9, seguita da Puglia (3,7),
Molise (3,1), Liguria (3) e Marche (2,9).

Le tipologie di reato, spiega il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, «vanno dalle illegalità nel ciclo del cemento sul demanio marittimo all'inquinamento del mare dovuto a mala depurazione, scarichi fognari, inquinamento da idrocarburi, sversamento di rifiuti di vario tipo, anche se non mancano i casi di pesca di frodo».

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