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"Fab Food" all'Expo, il cibo made in Italy conquista il mondo

MILANO. Federalimentare calcola che nel mondo siano 1,2 miliardi le persone che ogni anno comprano un prodotto alimentare italiano. Lo ha ricordato il presidente di Fedealimentare, Scordamaglia, presentando a Milano la mostra «Fab Food», che sarà presentata a Expo.

L'industria alimentare italiana ha dimezzato in 30 anni l'utilizzo dell'acqua, ha abbassato i consumi energetici del 20%, ha ridotto le emissioni di gas serra del 30% e ottimizzato il packaging, diminuendo l'impiego di materia prima del 40%.  I produttori investono ogni anno il 2% del fatturato, circa 2,6 miliardi di euro, per garantire sicurezza e qualità, 10 miliardi(8% del fatturato) per ricerca, sviluppo e innovazione, mentre l'1,6% per l'innovazione di processo e di prodotto.

Per Federalimentare, le tecnologie e il know how dell'industria italiana, insieme alle caratteristiche strutturali della filiera, possono offrire modelli 'su misura' alla sfida 'Nutrire il pianeta, Energia per la vita'.

Con un fatturato di 5,1 miliardi di euro in crescita dell'1,4% sul 2013, il vino italiano, per esempio, nel 2014 ha continuato ad avanzare sui mercati esteri. È boom in particolare per la spumantistica che chiude l'anno con un incremento di oltre il 14% degli introiti realizzati oltre frontiera. A trainare il segmento che comprende il Prosecco (+28%).

È quanto emerge in sintesi dalle elaborazioni Ismea sui dati Istat nell'intero 2014, da cui si evince anche un avvicendamento al vertice della classifica dei maggiori esportatori mondiali di vino. Dopo essere stata a lungo il primo fornitore mondiale, l'Italia con 20,4 milioni di ettolitri esportati l'anno scorso (+1% circa sul 2013) è scesa infatti al secondo posto dietro alla Spagna. Tuttavia, il record delle spedizioni iberiche (22,6 milioni di ettolitri, il 22% in più sul 2013), sulla scia di una vendemmia abbondante, è stato accompagnato da una significativa riduzione dei listini, che hanno determinato una contrazione degli incassi del 5%.

La performance dell'Italia è, osservano gli analisti Ismea, «meno brillante rispetto all'incremento del 7% degli introiti evidenziato nel 2013, ma su cui ha pesato il calo dei prezzi all'origine dei vini, scesi di ben 14 punti percentuali sui valori molto alti del 2013. La crescita seppure limitata dell'export in valore è sintesi di dinamiche divergenti, con lo sfuso in flessione di quasi il 18% e i vini confezionati in crescita del 2%». Analizzando le principali destinazioni, risultano in crescita gli invii verso il mercato Usa (+4,4% in valore), che da solo copre una quota di oltre il 20% del fatturato oltre frontiera. Una flessione di pari entità ha riguardato invece l'export verso la Germania, principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane in termini quantitativi. In aumento del 6% gli incassi nel Regno Unito, terzo nella graduatoria dei principali clienti italiani con un quantitativo molto vicino a quello degli Usa. Andamento positivo in Svizzera (+1,8%) e nei Paesi Bassi (+3,4) a fronte di una flessione in Canada (-1,5%), Giappone (-1%), Francia (-5,3%) e Russia (-10,4%).

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