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Wonder dogs, disabili a 4 zampe: così si educano i cani sordi e ciechi

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Per gestire le loro abitudini occorre puntare sulle diversità sensitive e imparare così a comunicare. L’istruttrice: "Prima regola: mai chiuderli in casa. Dedicate più tempo alle passeggiate insieme"

PALERMO. «Non vedo, non sento… ma abbaio». Una frase che suona quasi come un promemoria e che dovrebbe essere letta tutte le volte che ci troviamo di fronte a un cane sordo-cieco. Sì, perché capita troppo spesso che noi umani dimentichiamo (o ignoriamo) che un cane con disabilità è un cane come tutti gli altri.

Lui stesso non si auto-commisera perché si considera, appunto, ciò che è: un cane. «Il vero handicap è solo nella mente di chi guarda ma, se affrontata nel modo corretto, la diversità sensitiva di cui sono dotati gli animali sordi e/o ciechi non è affatto un ostacolo ma, al contrario, rappresenta un valore aggiunto, un plus». A dirlo è Oriana Zago, esperta cinofila e tecnico coordinatore del settore Rescue di Federcinofilia che ha lanciato in tutta Italia il progetto «Wonder dogs», il programma che si propone non solo di parlare di «disabilità», ma anche di aiutare concretamente a educare, seguire l'inserimento in famiglia e insegnare la corretta gestione dei cani sordo-ciechi. Il 14 e 15 marzo il progetto sbarca anche a Palermo con il primo seminario isolano condotto dall'esperta e tenuto nell'associazione cinofila dilettantistica sportiva «Scialuricani».

«Pur essendo consapevoli delle proprie limitazioni fisiche, i cani disabili si comportano come se esse non avessero alcun peso nella loro vita quotidiana - spiega l'esperta -, ecco perché l'handicap è nella nostra testa e mai nella loro». L'errore più comune che compiono gli umani, infatti, è racchiuso nel compassionevole «poverino». Ma «loro sono "Wonderdogs" - spiega Zago -. Riescono cioè a fare cose che noi alla sola idea di essere nella loro condizione non saremmo mai in grado di fare. Sono talmente ricettivi e mentalmente aperti che fanno anche di più rispetto a un cane normodotato. Le loro disabilità, infatti, vengono compensate dagli altri sensi e supportate da un senso accessorio che i Wonderdogs utilizzano come fondamentale per rapportarsi al proprio umano: il legame emotivo. Siamo portati a pensare, ad esempio, che per il cane sordo un comando come il richiamo possa ostacolare il nostro rapporto con lui. Niente di più sbagliato. «I cani sordi sviluppano un contatto visivo molto più forte rispetto ai normodotati - sottolinea l'esperta -, trasformando quella che può sembrare una difficoltà in un vero e proprio vantaggio per la gestione dell'animale». Questi aspetti non dovrebbero mai essere sottovalutati, perché solo così i padroni possono apprezzare la specialità dei loro quattro zampe, condividendo il legame e mai la disabilità.

Un altro errore comune è quello di chiuderlo in casa, pensando di proteggerlo. «Questo non è solo lo sbaglio più diffuso, ma anche il peggiore che si possa fare - avverte Zago -. Portateli fuori, lasciateli liberi senza guinzaglio, passeggiate e divertitevi con loro, frequentate i campi cinofili e fate fare loro sport come fareste con qualsiasi altro cane».

Quelle che sono considerate problematiche e che fanno sì che l'adozione di un wonderdog venga vista come difficoltà, in realtà sono solo differenti modalità di gestione, che vanno imparate e non temute. «La differenza è che con il cane disabile dovrete andare a vedere voi cosa combina perché chiamarlo da una stanza all'altra non servirà a nulla - aggiunge l'educatrice -. Occorre imparare a gestire i propri movimenti, la pressione del corpo e le distanze per essere in grado di parlargli».

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