
«Attenzione alta ma evitare allarmi. Prevedere il rischio di una futura pandemia causata da questo nuovo virus è estremamente difficile, sebbene non possa essere escluso. Di conseguenza, è prematuro esprimere certezze. In un contesto simile, la cautela è imprescindibile e diventa essenziale attendere ulteriori dati dalla comunità scientifica, sia sulla struttura e potenziale patogeno del virus stesso sia dalle reti di sorveglianza, che in questa fase rivestono un’importanza cruciale». Così Guido Antonelli, Ordinario di Microbiologia alla Sapienza Università di Roma e vice presidente
della Società Italiana di Microbiologia, commenta la scoperta i Cina di un nuovo coronavirus potenzialmente in grado di infettare l’uomo.
«Il rischio di trasmissione zoonotica dei coronavirus dai pipistrelli all’uomo (spillover) è ben noto ed è tristemente famoso per il suo impatto sulla salute pubblica. Dopo la pandemia di Covid-19 - rileva l’esperto - i sistemi di sorveglianza per l’identificazione di nuovi virus potenzialmente patogeni per l’uomo sono stati rafforzati a livello globale, con un’attenzione particolare nei paesi in cui i salti di specie avvengono, per varie ragioni, con maggiore frequenza».
Antonelli comunque rassicura: «È noto che gli eventi di spillover si verificano frequentemente, ma solo in rarissimi casi portano a epidemie o pandemie con conseguenze significative per la salute pubblica». Uno degli elementi chiave per il successo del salto di specie e l’infezione umana, chiarisce, «è la presenza di proteine virali di superficie capaci di legarsi ai recettori presenti sulle cellule umane. Non sorprende, quindi, l’interesse e la preoccupazione suscitati dall’identificazione di un coronavirus dei pipistrelli in grado di replicarsi efficacemente in colture di cellule umane».
Tuttavia, rileva, «l'infezione iniziale della specie umana e la successiva trasmissione interumana dipendono, oltre che dalla conformazione del recettore, da numerosi altri fattori. Tra questi rientrano la diffusione del virus e della specifica specie di pipistrelli nell’ambiente, la carica infettante del virus nei liquidi biologici, la sua resistenza a fattori fisico-chimici e le analogie strutturali con altri coronavirus già adattati all’uomo. Questi ultimi, spesso responsabili di infezioni asintomatiche diffuse nella popolazione, potrebbero conferire un certo grado di «immunità naturale».
2 Commenti
Giuseppe
22/02/2025 03:45
1) La ricerca è cinese, non il pipistrello, che è giapponese. 2) Lo studio scientifico non predice nessuna pandemia e anzi la esclude. Lo studio non esclude che possa esserci un contagio da pipistrello a uomo ma che sia un contagio assai difficile (come ha spiegato anche il professore Vaia al tg1).
Roberta
22/02/2025 11:35
Non sanno più che inventarsi per danneggiare il corpo umano e fare ammalare e morire sempre più gente.