Lunedì, 17 Febbraio 2020
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LO STUDIO

Le donne resistono allo stress, gli uomini no: le loro cellule si "suicidano"

Quando sono sottoposte a particolari condizioni di stress, le cellule degli uomini si suicidano mentre quelle delle donne resistono e sopravvivono. Da uno studio dei ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Cell Death and Disease, arriva un’altra evidenza scientifica che conferma come essere uomini o donne condizioni l’insorgenza delle malattie e la risposta alle cure. Il team, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Bologna e del Cnr di Roma, è riuscito ad identificare alcuni componenti molecolari alla base della diversa risposta delle cellule maschili e femminili agli stress.

«In generale - spiega Paola Matarrese dell’Iss, coautrice della ricerca - le cellule maschili (XY) rispondono allo stress andando incontro a morte programmata (apoptosi), una forma di suicidio cellulare regolato; mentre le cellule femminili (XX), in risposta allo stesso stress, attivano meccanismi di sopravvivenza (autofagia) e resistono alla morte cellulare». Alla base di queste differenze, potrebbe essere coinvolto un microRNA (miR548am-5p).

I microRNA sono corte sequenze di materiale genetico che regolano l’espressione dei geni, e sono pertanto in grado di cambiare il destino delle cellule, modificandone le funzioni. È noto che i microRNA hanno un ruolo di rilievo in molte malattie, inoltre, ogni microRNA è in grado di regolare numerosi geni, generando potenzialmente un effetto a cascata di grandi proporzioni.

«In particolare, l’alto livello del miR548am-5p nelle cellule femminili sarebbe responsabile - precisa Anna Ruggieri del Centro ISS per la salute genere - della maggiore resistenza a diversi tipi di stress, attraverso la regolazione di alcuni geni, come Bax e Bcl2, coinvolti nei meccanismi di morte mediata dai mitocondri».  La scoperta che non solo geni, ma anche elementi regolatori della loro espressione siano presenti in quantità diverse tra uomo e donna, conclude Matarrese, "dimostra ancora una volta come la biologia dei due sessi sia fondamentalmente diversa e come tale vada affrontata».

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