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Confondere i nomi? Non è Alzheimer ma "scherzi" della memoria

ROMA. Confondere nomi di parenti o dimenticare cosa si è andati a fare in un'altra stanza: molti vuoti di memoria come questi sono innocui e non devono lasciare temere segni di Alzheimer.

A ribadirlo sono diversi studi scientifici che mostrano come alcuni inceppi della memoria siano spesso solo episodi in cui il cervello utilizza male i 'compartimenti' in cui organizza le informazioni.

Ad esempio, riporta il portale dell'Associazione Alzheimer-Riese, chiamare un fratello con il nome di un altro, o il fidanzato con il nome dell'ex, è solo una conseguenza del modo in cui il cervello ordina i nomi e li inserisce in categorie.

A dirlo una revisione della letteratura condotta da ricercatori della Duke University e pubblicata su Memory and Cognition.

Secondo i ricercatori, il nostro cervello nell'aprire la 'cesta' di nomi di persone ha solo preso quello sbagliato, ma sbagliato di poco, perchè in genere errori come questi si verificano con persone 'affini' fra loro per categoria: si chiama un figlio con il nome di un altro ma non con quello di un collega.

Un altro classico vuoto di memoria è andare in una stanza a prendere qualcosa, ma dimenticare cosa.

Secondo un esperimento di ricercatori dell'Università di Notre Dame basta passare attraverso una porta per innescare questo «effetto soglia»: coloro che passavano in un'altra stanza attraverso la porta avevano difficoltà a ricordare un oggetto della stanza che avevano appena lasciato, mentre coloro che rimanevano nella stessa stanza non avevano questa difficoltà.

Ciò accade perchè quando lasciamo un luogo fisico, il cervello archivia i pensieri generati lì in compartimenti stagni.

È importante, invece, non sottovalutare i veri segni dell'Alzheimer: non essere in grado di risolvere problemi semplici, avere confusione sul tempo, bruschi cambiamenti di personalità, perdersi in luoghi noti o non ricordare azioni da poco svolte anche se hanno richiesto attenzione.

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