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Veleni e accuse, il centrodestra va in tilt alla Regione

Dopo l’approvazione del bilancio consolidato che aveva creato forti malumori FdI ha attaccato apertamente la Dc. E gli uomini di Cuffaro sono andati contro Forza Italia

Dopo le spaccature e lo scivolone di martedì, la maggioranza alla Regione Siciliana porta a casa l’approvazione del bilancio consolidato del 2022. Ma il prezzo da pagare all’Ars anche ieri, 29 novembre, è stato altissimo, visto che nel centrodestra sono venute allo scoperto velenose scorie fra alleati. FdI ha attaccato apertamente la Dc, i democristiani sono andati contro Forza Italia. In questo clima il Parlamento si prepara a esaminare la Finanziaria. Dunque, il serrate le file imposto dal presidente Schifani agli alleati dopo la bocciatura di martedì ha funzionato. Ieri il consolidato - il documento che mette insieme i conti della Regione e quelli della galassia degli enti collegati - è stato approvato con 35 voti. Martedì, quando era stato bocciato il centrodestra si era fermato a 28.

Il via libera di ieri permette al governo di completare le procedure per l’immissione in servizio di tutti i vincitori dei concorsi banditi nel 2022: si tratta di quasi 600 persone fra i Centri per l’impiego e gli assessorati. Per tutti la previsione è di prendere servizio al massimo entro febbraio.

Ma il clima nella maggioranza resta tutt’altro che di pax fra alleati. In apertura dei lavori una delle deputate più influenti di Fratelli d’Italia, Giusi Savarino, ha preso la parola per dare del «neofita» all’assessore al Personale, il Dc Andrea Messina. La scintilla è stata un incontro che proprio martedì mentre si votava il consolidato l’assessore e il capogruppo democristiano Carmelo Pace hanno svolto con alcuni sindaci agrigentini e il prefetto sul tema dei precari degli enti locali. Per la Savarino «Messina ha sbagliato a non invitare tutti i deputati dei territori coinvolti, anche quelli di opposizione vista la presenza del prefetto». È la miccia che rischia di fare esplodere la polveriera dei rapporti fra FdI e Dc, già in crisi per effetto della campagna acquisti che da mesi Totò Cuffaro conduce nei Comuni anche a danno dell’alleato. Ma pure i cuffariani sono andati all’attacco di un alleato. E proprio del principale alleato. È stato il capogruppo Carmelo Pace a scagliarsi contro Forza Italia. La miccia in questo caso è stata una intervista che Rita Dalla Chiesa ha rilasciato a Repubblica per criticare l’ipotesi di un’alleanza con la Dc alle Europee.

Sotto traccia, da giorni, c’è il no del partito a un patto con l’ex presidente che ha scontato una condanna per favoreggiamento alla mafia. E a questo punto Pace è esploso: «Basta attacchi dagli alleati». E in mattinata il segretario della Dc, Stefano Cirillo, era andato anche oltre: «Se non avete nulla da dire per dimostrare politicamente la vostra esistenza in vita, cercate qualcosa di diverso, altrimenti non fate altro che dedicare alla Dc tutto quello che è stato riservato a Berlusconi e a Forza Italia, consumati del pregiudizio politico». Frasi che suggeriscono al segretario del Pd, Anthony Barbagallo, di soffiare sul fuoco: «Ci sono due Forza Italia, forse: quella di Tajani che non vuole Cuffaro e quella di Schifani che invece va a braccetto con la Nuova Dc di cui mantiene assessori nella giunta regionale». L’ultima miccia l’ha accesa Giafranco Miccichè, il forzista ribelle, che ha suggerito al governo di interpretare bene la bocciatura di martedì del consolidato e rinviare il voto della Finanziaria: «Tanto questa manovra non si farà mai entro fine anno, a meno che non ci fermiamo a ragionare con l’opposizione».

E l’opposizione è già in assetto da guerra sulla Finanziaria. I grillini hanno depositato nelle varie commissioni già 2 mila emendamenti: «Nessuno sconto al governo, non permetteremo il varo di una manovra raffazzonata» ha detto il capogruppo Antonio De Luca. Il Pd invece è già a quota mille emendamenti, come ha calcolato il deputato Fabio Venezia a caldo. E Nello Dispaquale ha suggerito al governo di guardare già a gennaio per l’approvazione.

In questo clima il centrodestra ha capito che la manovra inizierà il proprio percorso, già fissato in aula a partire dal 15 dicembre, dovendo scansare centinaia di mine. E per questo motivo i leader hanno convocato ieri stesso all’Ars un vertice di maggioranza per cercare di ritrovare una sintesi. E a notte inoltrata, dopo quasi tre ore di confronto, il capogruppo forzista Stefano Pellegrino manifesta ottimismo: «Con gli alleati abbiamo trovato un’intesa che ci porterà al varo della Finanziaria entro il 23 dicembre».

 

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