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Intercettazioni, la Lega agli alleati: «Basta attacchi ai giudici e niente bavagli ai giornalisti»

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Il leader della Lega Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Carlo Nordio

Abbassare i toni, evitare lo scontro tra politica e magistratura che non avrebbe ancor più senso oggi, dopo la cattura, inseguita per 30 anni, del super boss Matteo Messina Denaro, anche grazie alle intercettazioni. Ed evitare bavagli ai media, mettendo alcune regole sì, ma salvaguardando la libertà di stampa. La Lega interviene nel dibattito sulle intercettazioni dopo che negli ultimi giorni hanno fatto discutere le parole del ministro della Giustizia circa la volontà di circoscrivere l’uso di queste ultime ai reati di mafia e terrorismo.

Una posizione, quella di Carolo Nordio, che non sarebbe del tutto in linea con quella del governo e di alcuni partiti di maggioranza, FdI innanzitutto, persino con la premier Meloni, mentre Forza Italia è con il ministro Nordio su una linea più fortemente garantista. La Lega, oggi, con il suo leader Matteo Salvini e con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, prende le distanze da posizioni e polemiche troppo accentuate. «Spero che sia finito il tempo dei contrasti tra politica e magistratura. C'è bisogno di serenità e tranquillità e la politica deve evitare lo scontro con la magistratura e viceversa», esordisce Salvini, parlando a Cremona. «Il ministro Nordio - aggiunge - pone l’accento su alcuni abusi ma l'importante è che non ci siano polemiche con l’intera magistratura che ha al lavoro persone perbene che sono in tribunale non per fare politica o per intercettare a casaccio. Importante è individuare e sanzionare gli abusi senza nuovi scontri tra pezzi dello Stato. È importante abbassare i toni». E ancora: «C'è bisogno di una riforma della giustizia fatta con magistrati e avvocati non l’uno contro l’altro». Esplicito, parlando di intercettazioni e media, anche Ostellari. «La qualità di una democrazia - dice il sottosegretario leghista - si misura anche dalla libertà della stampa di pubblicare notizie e opinioni scomode. Servono delle regole, perché non può esistere il diritto alla gogna. La soluzione tuttavia va individuata senza mettere il bavaglio ai tanti professionisti dell’informazione che contribuiscono a rendere la nostra società più informata e vigile».

Intanto, sul tema continua, feroce, la polemica. «Nordio sono vent'anni che parla da politico e non da magistrato - attacca il pm romano Eugenio Albamonte, segretario di Area -. È un certo modo di presentarsi come il magistrato anti-magistratura che evidentemente è andato di moda e ancora va di moda e che gli ha consentito di raggiungere questo risultato per cui lavorava da tempo: diventare ministro in un governo che non ha certo a cuore la funzione di tutela della legalità svolta dalla magistratura». Per il senatore del Pd Walter Verini, «c'è troppa voglia di bavaglio all’informazione. Non solo Nordio, ma queste destre al potere puntano a colpire l’indipendenza della magistratura, la lotta alla corruzione e il diritto di cronaca e inchiesta. Troveranno il muro dell’Italia perbene». «Senza questo strumento investigativo non si possono raggiungere gli obiettivi», è anche il parere del procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi.

A difendere Nordio è il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Tommaso Foti. «Il ministro Nordio - puntualizza - ha parlato dell’abuso e dell’uso strumentale delle intercettazioni, che restano fondamentali per l’attività investigativa. Dobbiamo capire se sia giusto che ancora prima che un cittadino sappia di essere indagato, le intercettazioni o i verbali di interrogatorio siano già pubblicati sui giornali». E il deputato di Azione-Italia Viva Enrico Costa, presidente della giunta per le autorizzazioni, fa una proposta: «Se la maggioranza fa sul serio sostenga la nostra proposta di legge che garantisce il diritto di cronaca (pubblicazione del contenuto) ma non consente che “tomi” di centinaia di pagine di atti di indagini finiscano sui giornali».

 

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