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Finanziaria, Schifani batte cassa allo Stato: in ballo 600 milioni

Quando l’incontro col ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è finito da pochi minuti Renato Schifani si lascia sfuggire una previsione ottimistica: «Ci sono i presupposti per guardare con serenità alla manovra che stiamo preparando». E i presupposti sono un finanziamento immediato e un taglio dei costi per la sanità che lo Stato da anni ha trasferito sulla Regione.

Un ottimismo, quello di Schifani, alimentato anche da un veloce scambio di opinioni che il presidente ha avuto ieri stesso in Senato con la premier Giorgia Meloni, informata da giorni dell’incontro col ministro Giorgetti e dei temi sul tavolo.

Va detto che nulla è stato firmato. E che quello di ieri al ministero dell’Economia è il primo passo in un percorso che si completerà entro qualche mese, in tempo per consentire - è l’auspicio di Schifani - di avere risorse fresche per varare una Finanziaria 2023 che non sia fatta solo di tagli.

Per arrivare a questo risultato devono verificarsi vari presupposti. Il primo è evitare che la Corte dei Conti il 3 dicembre condanni la Regione a riparare subito vecchie perdite per un importo di quasi un miliardo.

Il secondo presupposto è stato messo sul tavolo ieri a Roma. Schifani è arrivato da Giorgetti «scortato» dall’assessore all’Economia Marco Falcone e dal vice presidente della Regione Luca Sammartino, leghista come il ministro. A Giorgetti il presidente della Regione ha chiesto in primis di erogare in tutto o in parte un credito di 600 milioni che la Regione vanta da anni: si tratta delle accise che dovevano compensare lo spostamento sulla Regione di una quota di spesa sanitaria che fino a una quindicina di anni fa gravava sul bilancio nazionale. «Queste accise - ha ricordato Schifani al ministro - non sono mai state trasferite malgrado ci sia stata anche una sentenza della Consulta che ha dato l’input a Stato e Regione di trovare una formula per erogarle».

Giorgetti avrebbe dato la disponibilità a venire incontro alle richieste della Regione: va però concordata proprio la formula e i tempi di questi trasferimenti. Probabile che si arrivi non tanto a trasferimenti immediati in favore della Sicilia ma a misure che permettano alla Regione di risparmiare versamenti corrispondenti allo Stato. Una soluzione che libererebbe comunque risorse da immettere nel bilancio regionale.

La seconda richiesta di Schifani a Giorgetti è di più lungo respiro ma, se verrà accolta, assicurerà risparmi costanti per la Regione e anche in questo caso risorse fresche da utilizzare. Il presidente ha chiesto al ministro di ridurre la quota di spesa sanitaria a carico della Regione: anche questa richiesta è collegata alla prima e prende spunto dalla decisione, una quindicina di anni fa, di aumentare dal 42 al 49% la quota di spesa sanitaria che deve essere coperta dal bilancio regionale e non più da trasferimenti statali. Schifani ha chiesto di ridurre di qualche punto percentuale questa quota: in ballo ci sono centinaia di milioni.

Regione e ministero dell’Economia torneranno a incontrarsi già martedì prossimo, seppure in versione on line. Dall’esito di questi incontri dipenderà la predisposizione della Finanziaria 2023, che Schifani e Falcone vorrebbero approvare in giunta entro metà dicembre.

Stamattina invece la giunta approverà la manovra correttiva del 2022. Una legge che vale una settantina di milioni e che probabilmente anticiperà alcune delle misure che la Corte dei Conti potrebbe imporre il 3 dicembre.

Ma soprattutto oggi la giunta varerà un pacchetto di aiuti che viaggiano sa un binario amministrativo, e dunque più rapido rispetto al percorso di una legge all’Ars. È il pacchetto di aiuti per contrastare il caro energia che il Giornale di Sicilia ha anticipato nei giorni scorsi: vale quasi 400 milioni e si articola in almeno 4 capitoli. Il primo è costituito da una serie di bandi che assegneranno alle imprese contributi per coprire una parte della differenza di costo dell’energia registrata quest’anno rispetto all’anno scorso. Sempre alle imprese sono destinati contributi per finanziare progetti che rendano l’azienda autonoma dal punto di vista energetico: dunque per realizzare impianti fotovoltaici o simili. Poi ci saranno aiuti alle famiglie. Infine una ventina di milioni saranno destinati ai Comuni, tutti, per compensare l’aumento dei costi sostenuto per l’illuminazione pubblica e i riscaldamenti (o l’aria condizionata in estate) in scuole o uffici pubblici. Lo stesso, ma con un budget che non dovrebbe superare i due milioni, è previsto per le ex Province.

 

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